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Dalle Marche bocciatura sonora per il Pd e personale per Schlein: passate le regionali scatterà l’assedio

Vince Acquaroli, cioè vince Giorgia Meloni, nel segno della concretezza e del pragmatismo, doti che un tempo erano espresse dal Pd quando era un partito di governo. Schlein è la vera sconfitta: non ha perso nelle Marche, ha perso proprio la sua linea politica “testardamente unitaria”. Ha cambiato il dna del partito, gli ha tolto l’anima riformista per farne una forza di opposizione da piazza. FdI stravince. Gli sconfitti sono Pd, M5S e Lega. Quella di Schlein è una sconfitta nella sconfitta

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Poteva andare peggio? No. Neppure poteva andare meglio, per Matteo Ricci. Lo hanno costretto a recitare un ruolo che non era il suo, a salire sul palco dei comizi avvolto nella bandiera palestinese laddove i marchigiani si aspettavano di sentire parole e impegni confortanti sulla sanità, sul sostegno alla rete di piccole imprese che sono la spina dorsale dell’economia regionale. Niente di tutto questo. Il malcapitato ex sindaco di Pesaro, apprezzato per la concretezza dei suoi progetti, si è ritrovato a recitare un ruolo che proprio non gli apparteneva. Il risultato è lì: il Pd ha perso 5 punti rispetto al 2020, il M5S è uscito polverizzato. Fratelli d’Italia diventa il primo partito con oltre il 27% dei consensi.

Una débâcle annunciata, ma colpisce ugualmente per le sue dimensioni. Qualcuno ha scritto che Elly Schlein ha impartito una direttiva chiara già la sera del 29 settembre: minimizzare la sconfitta. Ci ha provato per primo Igor Taruffi, spedito in televisione a spiegare la fava e la rava, e lui si presta con la stessa convinzione con cui un condannato sale a due a due gli scalini del patibolo.

Non c’è molto da minimizzare. La batosta è di quelle che lasciano il segno. Ed è resa ancora più evidente dalla nota con cui palazzo Chigi, cioè Giorgia Meloni, commenta il voto. “Francesco Acquaroli vince le elezioni regionali nelle Marche confermandosi Presidente. Gli elettori hanno premiato una persona che in questi anni ha lavorato senza sosta per la sua regione e i suoi cittadini. Sono certa che continuerà nel suo impegno con la stessa passione e determinazione. Complimenti Francesco e buon lavoro”. Che cosa colpisce della nota? La sobrietà.

È sobria la soddisfazione per una vittoria che non viene salutata come un miracolo ma come qualcosa di largamente atteso. In un’altra epoca Giorgia Meloni avrebbe esultato alla sua maniera, scagliato fulmini sugli avversari insidiosi. Niente di tutto questo. Si congratula con un tono understatement, come si conviene a un uomo e a una donna di Stato.

Il “campo largo” assomiglia al campo di Agramante: la condottiera Schlein e i colonnelli si sono ritirati ciascuno nella propria tenda. La prima a parlare è Pina Picierno, seguita a ruota da Simona Malpezzi: sono commenti misurati, le critiche sono velate e mai dirette. Sono consapevoli, come Guerini, Delrio, Gori, Senzi, Madia che non è il momento. Ci sono altri passaggi elettorali. Dalla Calabria, domenica prossima, con l’agnello sacrificale Tridico, per chiudere a novembre con il Veneto.

Dopo di allora, ci sarà il “liberi tutti”. Scatterà l’assedio a Elly Schlein perché il Pd visto in questi mesi è un partito attrezzato per svolgere l’opposizione ma è del tutto privo di strumenti e di classe dirigente per governare l’Italia. Hanno rimproverato Meloni per non aver costruito un ceto dirigente sul piano locale, maggiore dovrebbe essere il rimprovero a Schlein che quel ceto dirigente lo ha in abbondanza ma lo bistratta e lo nasconde nel timore di essere offuscata.

Sullo sfondo della sconfitta marchigiana, e delle altre in arrivo in Calabria e nel Veneto, avanza il profilo per lei inquietante di Salis. La sindaca di Genova, fortemente sostenuta da Renzi e dalla stessa Schlein, continua a negare qualsivoglia ambizione nazionale. Ci sono circostanze nella vita dei partiti e delle persone, in cui la volontà del singolo deve cedere per adeguarsi a una necessità più grande.

Schlein sa di aver fallito nel suo impegno. Essendo una donna intelligente, sa di aver fatto il meglio che poteva risollevando il Pd dal 18% in cui era precipitato al 22-23% attuale. Per superare quella soglia, e ritrovare lo slancio maggioritario della stagione veltroniana, servono altre energie, occorrono un’ambizione e una visione politica che nessun campo largo potrà mai fornire.

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