Manipola le incertezze di Schlein come fossero origami, e come Silvan la confonde fino a farle credere che la terra sia piatta. Si è prostrato per mesi come soluzione per coronare il sogno della segretaria dem del “testardamente unitari” e poi con un colpo di coda l’ha sgambettata.Giuseppe Conte ha così occupato il Campo largo.
Con il suo volto di gomma, il leader pentastellatoha ciabattato con convinzione, astuzia e cinismo tra interviste e apparizioni per pubblicizzarsi occultamentecome il perfetto candidato premier per battere Giorgia Meloni. Come una goccia cinese sul capo dei suoialleati, ha rimandato a dopo le primarie (dandole per scontate) la stesura di un programma elettorale condiviso. E infine con la sua tipica tranquillità sibillina ha dichiarato perplessità dinanzi agli “eccessi della cultura woke“. Ed è qui che il dado può dirsi tratto.
Eccolo, infatti, in costume e pochette, pronto a cucinare la sinistra tradizionale, i valori di uguaglianza e di giustizia sociale come caciocavalli appesi sulla brace. E scoperchiando così il suo intento: non provare a guidare una coalizione, ma provare a riscriverla. Come?Prendendo il M5s e amalgamarlo in una progressiva incorporazione del Pd, per arrivare ad un partito nuovo con una leadership nuova, firmata ovviamenteGiuseppi. Quindi, dopo aver snaturato la creatura di Beppe Grillo, ora tenta l’ultimo cambio d’abito per sedurre i dem.
E quale trasformista delle politica che è, capace di cambiare copione con la rapidità con cui cerca conferme daMarco Travaglio o Goffredo Bettini, Giuseppe Conte riesce a professarsi non ideologico, perché tanto l’unica fede è il giustizialismo della prima ora, e riesce a portare la normalizzazione dell’antipolitica come fosse un profumo.
Ovvero, passando dall’uno vale uno al Conte al governo vale tutto, semplificando ciò che è complesso, trasformando i problemi in scontro morale, e sostituendo il governo dei processi con la ricerca del colpevole. Con l’unico schema della denuncia della proposta e del porre il veto alla responsabilità,stratificando rigorosi No come le pieghe di un ventaglio. E ancora, facendo credere che le difficoltà possano essere affrontate cancellando le scelte invece che prenderle.
Proprio in questo punto, si trova Schlein lasciata sul lastrico dove tocca con mano il limite del suo partito attuale. Perché al momento,il Pd si sta facendo condurre da Conte come un foglio al vento, diventando sempre più una deriva del M5s. Ha perso la sua forza riformista, ha rinunciato alla battaglia delle idee, scommettendo il tutto per tutto sulla competizione tra leadership. Smette di essere protagonista e diventa imitazione. Ma in politica, come nell’arte e nella moda, le copie avvelenano il sistema.
Conte appare credibile e incredibile candidato della sinistra moderna, sfilando tra i palazzi romani consapevole che dovrà anche fare le pulci al centrodestra per il terzo giro a Palazzo Chigi.Mentre Schlein deve ancora scendere dal carro arcobaleno.
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