Quote rosa, c’è l’accordo europeo: obiettivo 40% tra i manager

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Garantire che le società quotate abbiano una soglia minima nei posti di amministrazione entro il 2026: intesa sul “Women on Boards”

Raggiunto un accordo tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulle quote rosa nei consigli di amministrazione delle aziende, per una rappresentanza più proporzionata.

La nuova direttiva “Women on Boards” sull’equilibrio di genere stabilisce che le società quotate puntino a far ricoprire ad almeno il 40% delle loro cariche di amministratore non esecutivo da membri appartenenti al sesso femminile entro il 2026; se le aziende decidessero di applicare queste norme sia a dirigenti che ad amministratori, l’obiettivo scenderebbe invece ad almeno il 33% di tutte le posizioni in amministrazione, sempre entro il 2026.

Sospensioni delle quote possibili per i Paesi che compia progressi tali da renderlo prossimo al raggiungimento degli obiettivi o adotti una strategia altrettanto efficace.

Esclusioni, sanzioni e selezioni

Sono escluse dall’applicazione della direttiva le piccole e medie imprese con meno di 250 dipendenti.

Una volta l’anno le società quotate saranno tenute a comunicare alle autorità competenti informazioni che verranno pubblicate sul sito web dell’azienda circa lo stato delle politiche interne di genere e, se i loro obiettivi non sono stati raggiunti, su come intendono farlo; qualora le aziende non rispettassero le procedure di nomina trasparenti, sono previste sanzioni effettive, dissuasive e proporzionate di tipo economico e l’annullamento della selezione dei consigli di amministrazione.

Il criterio di selezione dev’essere il merito e “trasparenza” la parola d’ordine nella conduzione delle procedure; in caso di parità di qualifiche, si richiede priorità alle donne, in quanto sesso meno rappresentato.

“Meno rappresentato”: i numeri

A ottobre 2021, secondo il “Gender Equality Index 2021”, in Europa, solo il 30,6% dei membri dei consigli di amministrazione e appena l’8,5% dei presidenti di consiglio erano donne, rispetto al 10,3% e al 3% di dieci anni prima; in Italia la percentuale di Ceo di sesso femminile si attesta invece intorno al 3%.

La presenza delle donne in posizioni apicali cambia anche sulla base di questa rappresentanza: nelle aziende facenti capo a donne, le esponenti femminili nei board sono del 38%, contro il 30% laddove il leader è un uomo.

I motivi di questa discrepanza sono dei più vari, dal cosiddetto “soffitto di cristallo” alla persistenza della segregazione orizzontale, legata alla considerazione di alcuni lavori come “da uomo” e altri come “da donna”.

Von der Leyen: «Un grande giorno per le donne in Europa»

“L’esperienza ha dimostrato che i consigli di amministrazione che garantiscono una rappresentanza di genere più equilibrata prendono decisioni migliori. La presenza di un numero maggiore di donne nelle posizioni decisionali in ambito economico dovrebbe inoltre favorire la parità di genere all’interno delle imprese e nella società in generale. Consentire sia alle donne che agli uomini di realizzare il proprio potenziale è fondamentale per la crescita economica e la competitività in Europa” ha dichiarato il Consiglio Europeo in una nota.

«Questo è un grande giorno per le donne in Europa. E’ anche un grande giorno per le aziende. Perché più diversità significa più crescita, più innovazione. Grazie a tutti coloro che hanno lavorato su questo dossier chiave per un decennio», ha twittato la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.

E la presidente non sbaglia: è un grande passo avanti per la partecipazione femminile. Nella speranza che, un domani, una politica più inclusiva possa rendere superflui provvedimenti come questo.

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