La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran si allarga di ora in ora, trasformandosi in una crisi globale che coinvolge governi, eserciti e popolazioni civili ben oltre il campo di battaglia. Mentre proseguono i raid e le ritorsioni, la diplomazia si muove freneticamente, ma senza riuscire, almeno per ora, a contenere l’escalation.
Nelle ultime ore si sono moltiplicati i contatti tra i leader occidentali. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato al telefono con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, mentre, secondo media israeliani, ci sarebbe stato anche un colloquio diretto tra Netanyahu e il presidente americano Donald Trump. Segnali di un coordinamento stretto tra alleati, ma anche della necessità di gestire una crisi che rischia di sfuggire di mano.
Sul terreno, intanto, la tensione cresce. Le autorità iraniane hanno inviato un messaggio alla popolazione di Teheran invitando i residenti a lasciare la capitale “mantenendo la calma”, dopo i bombardamenti che hanno colpito la città e altre aree densamente popolate. È un segnale raro, che fotografa la percezione del rischio anche all’interno del Paese.
La guerra ha già un impatto diretto sulla regione. Il Qatar ha sospeso temporaneamente la navigazione commerciale nelle proprie acque territoriali, dopo che missili iraniani hanno preso di mira basi americane nel Golfo, inclusa quella di al-Udeid. In Kuwait, un drone ha colpito l’aeroporto internazionale causando feriti lievi e danni al terminal passeggeri. Episodi che mostrano come il conflitto stia rapidamente coinvolgendo infrastrutture civili e nodi strategici.
Anche Israele è sotto pressione: un ragazzo di 17 anni è rimasto ferito da schegge di un missile iraniano nel centro del Paese, mentre le forze armate hanno annunciato una nuova ondata di bombardamenti contro i sistemi di lancio missilistico intorno a Teheran.
Sul piano militare, emergono dettagli sull’operazione israeliana, denominata “Ruggito del Leone”, che indicano un salto di scala rispetto ai precedenti attacchi. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir avrebbe detto ai piloti prima del decollo: “State scrivendo la storia”, parlando di una missione “più complessa e più ampia” rispetto alle operazioni passate.
Le reazioni politiche restano profondamente divise. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha difeso l’attacco come “l’unica decisione possibile”, sostenendo che non agire sarebbe stato più pericoloso e ribadendo che il vero nemico è il regime iraniano, non il suo popolo.
Di segno opposto la posizione iraniana. L’ex ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif accusa Stati Uniti e Israele di aver scelto deliberatamente la guerra, arrivando a definire la pace una “minaccia esistenziale” per i due Paesi. Un messaggio che riflette la linea di Teheran: trasformare il conflitto in una battaglia di legittimità internazionale.
Nel frattempo, cresce anche il dibattito in Europa. Il leader politico Carlo Calenda parla di “pericoloso azzardo” da parte di Trump, sottolineando l’assenza di una strategia chiara per il dopo e i rischi di destabilizzazione, richiamando il precedente venezuelano.
Sul fronte britannico, il premier Keir Starmer ha annunciato il rafforzamento delle misure di sicurezza per basi e personale nella regione e l’impiego di aerei militari per proteggere gli interessi del Regno Unito, pur ribadendo la necessità di evitare ulteriori escalation e tornare alla diplomazia.
Intanto, il quadro resta estremamente fluido anche sul piano simbolico e politico. È atteso un discorso della Guida Suprema Ali Khamenei, mentre continuano a circolare indiscrezioni, non confermate, sulla sua sorte dopo i raid su Teheran. Un intervento pubblico potrebbe chiarire la situazione interna iraniana e influenzare le prossime mosse del regime.
Dietro gli sviluppi militari, si intravede già il costo di una guerra che si preannuncia lunga: secondo stime citate dal Wall Street Journal, il solo riposizionamento delle forze americane nella regione prima dell’attacco sarebbe costato circa 630 milioni di dollari. Una cifra destinata a crescere rapidamente con il proseguire delle operazioni.
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