Guerra del grano, cresce il rischio carestia in Africa: ecco i Paesi coinvolti 

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Cresce la disponibilità in Russia dove per il blocco degli export la produzione sale del 2,6%. Dopo il colloquio con Putin, Draghi chiama Zelensky. Cresce il rischio carestia in Africa

La giornata del 27 maggio si è aperta con il resoconto del colloquio telefonico avvenuto tra Draghi e Putin e la richiesta da parte del premier italiano di cedere le riserve di grano ucraine confiscate dall’esercito russo. La crisi del grano peggiora di ora in ora e si preannuncia già avere conseguenze umanitarie rilevanti nei Paesi africani. 

L’analisi fornita da Coldiretti lancia un allarme: quest’anno è previsto un calo di circa il 40% del cereale nella fase del raccolto. Attualmente, infatti, la quantità di frumento prevista per la mietitura in Ucraina è stimata attorno alle 19,4 milioni di tonnellate. In condizioni normali, senza l’evento bellico, il numero sarebbe potuto salire fino a toccare i 33 milioni. 

Al contrario, la produzione sale in Russia del 2,6%, per raggiungere gli 84,7 milioni di tonnellate, di cui la metà sono destinate alle esportazioni. 

Il controllo delle scorte alimentari potrebbe scombussolare gli equilibri geopolitici mondiali, soprattutto in Paesi direttamente dipendenti dalla compravendita di frumento da Russia e Ucraina. 

Secondo le analisi di Coldiretti, infatti, nazioni come Egitto, Turchia, Bangladesh e Iran acquistano più del 60% del proprio grano da Kiev e Mosca. Altri Stati fortemente dipendenti delle forniture agroalimentari dei Paesi in guerra sono Libano, Tunisia, Yemen, Libia e Pakistan.

L’Unione Europea ha un livello di sufficienza di produzione che varia dall’82% del grano duro destinato per la pasta al 93% del mais per l’alimentazione degli animali. Nessun problema per i cereali destinati alla panificazione, la cui quota si aggira attorno al 142%. 

Il capriccio di Putin: «Libero il grano se spariscono le sanzioni»

Dal colloquio avuto con lo zar, Mario Draghi non è uscito molto entusiasta e con molti spiragli di pace. Di fronte alla richiesta del premier italiano di sbloccare le detenzioni del grano sequestrato in Ucraina, soprattutto in vista della possibile crisi alimentare per i Paesi più poveri, Putin risponde chiedendo l’abolizione delle sanzioni economiche. 

Nel corso della giornata, in colloquio telefonico con il cancelliere austriaco Karl Nehammer, il capo del Cremlino ha sostenuto che i tentativi di incolpare la Russia per i problemi di forniture alimentari sono privi di fondamento. 

Dopo Putin, anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si confronta col premier italiano sullo sblocco del grano ed esprimere l’apprezzamento da parte del governo italiano negli sforzi diplomatici. 

Il leader del governo di Kiev in un think thank indonesiano online denuncia: «Oggi 22 milioni di tonnellate di grano sono tenute nei silos. Non possiamo fornirli ai mercati internazionali, dove sono necessari proprio in questo momento». 

«La carestia non arriva da sola, è sempre accompagnata da un caos politico che crea condizioni insicure per la gente comune – continua il politico ucraino – A luglio, quando molti Paesi esauriranno le scorte del raccolto dell’anno scorso, sarà evidente che la catastrofe sta davvero arrivando». 

Le preoccupazioni dei politici Ue

La crisi del grano inizia ad allarmare l’Unione Europea, tanto che il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel annuncia ai 27 leader che l’incontro della prossima settimana sarà totalmente incentrato sul trovare un modo concreto per aiutare l’Ucraina nell’export dei suoi prodotti. 

Preoccupazione in Italia per i possibili effetti che la crisi alimentare potrà avere sul flusso migratorio. Luciana Lamorgese afferma: «Siamo preoccupati, perché la situazione è grave: paesi dell’Africa come Tunisia ed Egitto prendono il 50% del grano da Russia ed Ucraina e ora sono in difficoltà. Ovviamente ci saranno, e lo stiamo vedendo anche ora, ripercussioni sui flussi migratori che stanno aumentando». 

«C’è il rischio di una gravissima crisi umanitaria che andrà ad incidere sui flussi migratori: e non si potrà dire che è la Lamorgese che fa arrivare migranti in Italia – dice il ministro dell’Interno al congresso della Cisl – La situazione va affrontata in maniera seria, è un problema strutturale». 

Lamorgese annuncia che il 3 e 4 giugno a Venezia ci sarà un incontro con i ministri del Mediterraneo proprio sul tema della crisi alimentare e delle sue ripercussioni sulle migrazioni. 

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