Cinque giorni fa l’esercito israeliano è entrato a Gaza City, capitale dell’enclave palestinese e uno dei pochi territori non ancora finiti al centro delle offensive israeliane. Da cinque giorni ormai, il mondo attende con il fiato sospeso per comprendere in che modo questo ultimo attacco dello Stato ebraico possa far evolvere la situazione. Le Forze di Difesa Israeliane avanzano metro dopo metro con l’obiettivo di trovare e liberare gli ultimi 20 ostaggi rimasti in vita e ancora nelle mani di Hamas.
Da circa una settimana questi sono stati spostati dai tunnel alla superficie, affinché fossero un deterrente per gli attacchi israeliani. Hamas si è comunque mostrato impassibile: “Il nemico non catturerà un solo ostaggio, vivo o morto“. I cittadini israeliani rapiti si trovano sparsi in diversi quartieri di Gaza City, ma non è chiara la loro posizione precisa.
“Non ci cureremo delle loro vite finché il premier di Israele non deciderà di ucciderli“, è la dura comunicazione delle Brigate Qassam, che hanno riferito che il destino di questi palestinesi sarà lo stesso di Ron Arad. Si tratta di un pilota israeliano abbattuto in Libano nel 1986, fatto prigioniero dal partito sciita di Amal e poi mai più ritrovato.
Gaza, ieri morti sei soldati dell’Idf
Intanto, l’Idf avanza e viene colta di sorpresa da una serie di stratagemmi messi in atto dall’organizzazione territoristica. A Rafah, quattro soldati dell’Idf sono morti per l’esplosione di un ordigno piazzato sulla strada dai terroristi che ancora operano nel sud. Giovedì, per la seconda volta in poco meno di un anno un camionista giordano, scelto dall’esercito di Amman, dopo aver attraversato la dogana nazionale è sceso dal mezzo sparando e accoltellando due militari israeliani, 20 e 68 anni, morti poco dopo sul posto per le gravi ferite. Pesanti perdite che potrebbero far cambiare radicalmente idea alla popolazione nei confronti del conflitto.
L’aggressore è stato identificato come Abd al-Mutalib al-Qaisi, un 57enne che aveva iniziato a distribuire aiuti nella Striscia tre mesi fa. La sua azione ha convinto il governo di Israele a chiudere il valico di Allenby e far circolare gli aiuti umanitari e il cibo solamente attraverso l’Egitto e altre rotte che non riguardino la Giordania.
Gaza, la situazione nell’enclave palestinese
Intanto, a Gaza City la situazione peggiora di giorno in giorno. Secondo le ultime stime dell’Idf, circa 480.000 palestinesi sono finora fuggite da Gaza City, dirigendosi verso il sud della Striscia. Prima dell’inizio del conflitto, la città era abitata da circa un milione di persone. Le bombe e gli attacchi terrestri continuano a terrorizzare la popolazione, convincendola a cercare riparo in territori più sicuri, anche se ormai sovraffollati.
Ieri almeno 4 palestinesi hanno perso la vita nelle offensive. Di questi, due erano bambini, rimasti uccisi in un raid israeliano che ha colpito una tenda di famiglie sfollate a ovest di Khan Younis, nel sud di Gaza. Nella Striscia centrale, un uomo è stato ucciso e altri sono rimasti feriti quando aerei israeliani hanno bombardato i pressi della vecchia Moschea a Deir al-Balah.
Un altro civile è stato ucciso in un attacco con droni a ovest del campo di Nuseirat. Anche l’esodo, comunque, non è una strada semplice. Alcuni sfollati hanno raccontato a Haaretz che per un singolo viaggio in camion verso le città meridionali di Deir al-Balah o Khan Younis (una distanza di 14-25 chilometri) può ora costare fino a 7.000 shekel (2.000 dollari) in contanti.
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