Cento giorni di guerra: il 20% dell’Ucraina occupato dalla Russia

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Le forze russe controllano quasi 125.000 chilometri quadrati. Mosca: «Le consegne di armi più avanzate a Kiev da parte dell’Occidente porteranno ulteriori sofferenze al popolo di Zelensky»

Quasi cento giorni di guerra tra bombardamenti e distruzioni in Ucraina. La situazione continua ad assumere caratteristiche drammatiche. Gli scenari presentano conseguenze critiche sotto ogni punto di vista: politico, economico e sociale che non riguardano solamente i due paesi coinvolti ma anche tutti gli altri, chi più chi meno.

Se la parola ‘diplomazia’ ultimamente si sente e legge ovunque e in generale se ne parla spesso, purtroppo, il concetto che implica non viene applicato concretamente. Quando a parlare è la diplomazia le armi tacciono. Invece, come stiamo vedendo in questi giorni, in Ucraina le armi continuano ad avere un ruolo cruciale per il conflitto mentre è lo stesso dialogo a passare in secondo piano.

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha ricordato che la guerra tra Russia e Ucraina non è iniziata lo scorso 24 febbraio, giorno dell’invasione russa sul territorio ucraino, ma nel meno recente 2014, quindi ben otto anni fa. Già prima del 24 febbraio, la Russia controllava quasi 43.000 chilometri quadrati del territorio ucraino tra Crimea e un terzo delle regioni di Donetsk e Lugansk.

In seguito all’invasione dello scorso 24 febbraio, l’esercito russo ha cercato di occupare più territorio possibile, senza esserci sempre riuscito, proprio perché si è trovato davanti una forte resistenza ucraina che ha lottato e sta lottando fino all’ultimo per difendere ogni centimetro di suolo del proprio paese. Come ha dichiarato il presidente Zelensky: «Le truppe russe sono entrate in 3.620 insediamenti in Ucraina, di questi 1.017 sono già stati liberati, altri 2.603 devono ancora essere liberati. Ad oggi circa il 20% del nostro territorio, quasi 125.000 chilometri quadrati, è sotto il controllo degli occupanti. Ovvero molto di più della superficie di tutti i Paesi del Benelux messi insieme».

Il 20% del territorio ucraino non sembra bastare a Mosca per ordinare un cessare il fuoco e sedersi al tavolo della diplomazia. D’altro canto, l’Ucraina non è affatto d’accordo sul cedere parte dei propri territori a Mosca e il suo obiettivo è quello di riprendersi quel che attualmente la Russia sta occupando.

Il presidente Zelensky dichiara che attualmente circa 300mila chilometri quadrati dell’Ucraina sono contaminati da mine e ordigni inesplosi. Per quanto riguarda i civili, riporta Zelensky, dall’inizio dell’invasione circa 12 milioni sono sfollati interni mentre circa 5 milioni, soprattutto donne e bambini hanno deciso di lasciare il paese.

Severodonetsk: l’80% in mano ai russi

Continuano gli attacchi nel Donbass da parte delle forze russe. In particolare, la città di Severodonetsk continua a subire continui bombardamenti. Ora l’80% della città è finita sotto il controllo dei russi. È stato colpito il monastero di Svyatogorsk, causando tre vittime, due monaci e una suora. Nella scorsa notte è stata colpita anche una scuola nella città di Kharkiv causando la morte di una donna.

Il presidente dell’Ucraina in un video discorso al parlamento di Lussemburgo ha affermato: «Il Donbass era uno dei centri industriali più potenti d’Europa: è semplicemente devastato. Guardiamo Mariupol: c’era mezzo milione di persone e adesso non sappiamo esattamente quanti cittadini siano stati uccisi dagli occupanti. Almeno decine di migliaia in meno di 100 giorni».

Dall’altra parte la Russia afferma di non chiudere la finestra l’Europa ma avvisa di non mandare ulteriori armi all’Ucraina. Secondo Mosca: «le consegne di armi più avanzate a Kiev da parte dell’Occidente porteranno ulteriori sofferenze all’Ucraina ma non influiranno sull’operazione speciale della Russia».

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