Auto contro l’ambasciata russa a Bucarest: “E’ terrorismo”

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Nell’impatto contro il cancello della struttura è morto il guidatore. “Questo è un attacco”, sostiene l’ambasciatore moscovita in Romania

Un’automobile nella prima mattinata del 6 aprile si è lanciata contro i cancelli dell’ambasciata russa a Bucarest, in Romania. L’unica vittima dell’impatto è stata il guidatore della vettura, la quale ha preso fuoco subito dopo lo schianto. Alcuni testimoni oculari che hanno reso le prime ricostruzioni dell’evento sostengono che la macchina si sia diretta a grande velocità contro il muro di cinta della dimora della delegazione di Mosca, riuscendo a superare persino le barriere allestite dalla polizia rumena negli ultimi giorni, per contenere le proteste contro l’invasione russa in Ucraina. Secondo la televisione rumena, il conducente prima dell’impatto avrebbe urlato qualcosa alle guardie. Da questi primi scenari le autorità di Bucarest tendono a non escludere che il gesto sia un atto intenzionale. L’ambasciatore russo, nel frattempo, commenta la vicenda alla Tass, agenzia di stampa di Mosca, sostenendo che il gesto sia da classificare come “un attacco terroristico”. 

La Romania e la sottile tensione verso la guerra

Gli eventi della guerra fra Russia e Ucraina stanno progressivamente facendo salire le preoccupazioni dei Paesi vicini alle zone del conflitto. Se confermato come atto terroristico, lo schianto dell’auto contro l’ambasciata russa potrebbe avere la conseguenza di un deterioramento dei rapporti diplomatici fra Mosca e Bucarest. La Romania, inoltre, ha sempre avuto un ruolo strategico e centrale nell’accoglienza dei profughi dall’Ucraina: per vicinanza geografica, essa è la seconda nazione (dopo la Polonia) ad aver aperto le porte ai rifugiati di guerra. 

Fin dall’inizio del conflitto, la Romania ha sempre mostrato grande preoccupazioni nei confronti degli esiti della guerra, nel timore di essere il “prossimo bersaglio” dell’armata di Putin. La vice presidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, nel viaggio in Europa a marzo aveva lodato l’azione rumena e rincuorato la popolazione sulla protezione della Nato nel caso in cui vi fosse la possibilità concreta di un’avanzata da parte dei russi. La diplomazia statunitense, tuttavia, non è riuscita a calmare le preoccupazioni dei cittadini, che si sentono come se fossero già sotto attacco. Fra gli echi dei bombardamenti che si riescono a sentire al confine, un interprete attivo sul fronte di accoglienza di Galati, intervistato da Repubblica, racconta: “I rumeni che possono, quelli con i soldi, stanno facendo incetta di euro e dollari. Servono per essere pronti a scappare, se Putin dopo l’Ucraina prendesse di mira il nostro Paese”. Allo stesso tempo, la spesa per la difesa del territorio rumeno è stata aumentata del 2,5% per “intensificare gli sforzi della posizione del fronte meridionale della Nato”, come dichiarato dal presidente Klaus Iohannis. 

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