Coronavirus e idrogeno, cambia la mappa logistica: è Rotterdam il primo porto del mondo

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Il sito olandese punta sulla sostenibilità e sfrutta i lockdown che bloccano la Cina. La Port Authority assicura di poter fornire all’Europa 4,6 milioni di tonnellate annue di idrogeno dal 2030

Prima era Shanghai, ora Rotterdam. Con il lockdown imposto dalla Cina a causa della variante Omicron, la mappa portuale della logistica mondiale è ridisegnata. Il ruolo di nuovo centro spetta alla seconda città olandese per popolazione. Una rivoluzione nella geografia che promette facilitazioni per un’Europa che punta ad essere sempre più indipendente dal punto di vista energetico e più sostenibile.

Secondo il CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, circa 2,8 miliardi di euro in combustibili sarebbero entrati in Europa dalla Russia proprio attraverso il porto di Rotterdam. Oltre a comportare un guadagno di 6,3 miliardi per la Russia dall’inizio del conflitto contro l’Ucraina, ha mostrato la capacità della storica città portuale del sud dell’Olanda di gestire un quantitativo tra petrolio, carbone e gas come nessun altro al mondo.

Il commercio marittimo assicura il 75% del commercio mondiale di idrocarburi

Meno costoso di quello aereo o su strada, il commercio marittimo assicura una grandissima fetta del commercio mondiale, incluso quello di idrocarburi. Il porto di Rotterdam è primo in Europa e decimo su scala mondiale in termini di flusso di merci. Nonostante la sua capitale importanza, il commercio marittimo è estremamente disorganizzato. Un esempio tra tutti: il caso dell’ Ever-Given rimasto bloccato nel canale di Suez nel 2021. Un rinnovamento si prospetta quindi necessario e Rotterdam assicura: ne gioverà anche l’ambiente.

La Port Authority di Rotterdam ha assicurato di «essere in grado di fornire all’Europa un quantitativo di idrogeno pari a 4,6 milioni di tonnellate annue a partire dal 2030» L’impresa, possibile grazie alla collaborazione di 70 aziende presenti tra Olanda e Paesi Bassi, garantirebbe un contributo nell’ambito del progetto REPowerEU, proposto dalla Commissione Europea. Dal porto olandese proverrebbe infatti quasi la metà del target di idrocarburi previsto da Bruxelles.

«L’economia marittima è una posta in gioco cruciale del XXI secolo»

«L’economia marittima e il suo controllo è una posta in gioco cruciale del XXI secolo». A scriverlo è il quotidiano francese “La Tribune”. E i progetti del porto di Rotterdam partono da questo presupposto. Affinché possano realizzarsi, però, serve un sistema di incentivi pubblici che possa rendere l’idrogeno e le altre energie rinnovabili competitivi con i combustibili fossili. C’è anche bisogno di una certificazione che garantisca l’origine delle fonti energetiche da zone esterne all’Unione Europea. A questo proposito, Rotterdam si candida come centro di ingresso dell’idrogeno, verosimilmente sotto forma di ammoniaca, prodotto in parti del mondo diverse dalla Russia, come Australia e Sudamerica. L’abbondanza di rinnovabili a basso costo in questi Paesi può infatti incidere sul prezzo finale, rendendo quanto trasportato un valido concorrente a scelte più inquinanti. Oltre a un’alternativa migliore per un mondo più verde.

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