“La moda è arte”e manifesto di inclusività. Sotto i riflettori delMet Galail red carpet si trasforma ogni anno in una passerella di significati sempre diversi. Nel 2026 alle star è stato chiesto di indossare abiti ispirati a opere d’arte come fossero tele bianche da riempire di temi importanti: la gravidanza, l’invecchiamento, il nudo sotto varie forme e le disabilità.
Insomma sembra proprio che più si vada avanti e più non si parli più solo di estetica e di abiti da ammirare ma di vere e proprie tele viventi: corpi che raccontano storie, che incarnano temi universali che ci raccontano come la moda oggi parli sempre più di inclusività, ridefinendo quindi quei canoni di bellezza a cui eravamo abituati un tempo.
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E proprio ieri sera ne abbiamo avuto la conferma: gli ospiti hanno dato sfogo più alla fantasia che alla ricerca della bellezza tradizionale. A partire daBad Bunny, che ha scelto brillantemente di trasformarsi in un uomo invecchiato di qualche decennio. A contribuire a questa metamorfosi il trucco di Mike Marino, che lo ha ritratto con capelli grigi e pelle segnata dalle rughe. Ma a lasciare davvero di stucco è stato il look del cantante, firmato Zara, un dettaglio che suggerisce un altro cambio di rotta nella moda contemporanea. È possibile che il fast fashion sia arrivato anche sulle scale delMetropolitan Museum of Art? A quanto pare sì.
A posare davanti ai fotografi con abiti del marchio spagnolo non è stato infatti solo Bad Bunny, che lo aveva già scelto per il Super Bowl, ma ancheStevie Nicks. La cantautrice statunitense è stata tra le prime a indossare una creazione dell’attesissima collezione di John Galliano per Zara. Nicks ha infatti sfoggiato un look realizzato su misura per lei, che non fa parte della linea ufficiale ma che la anticipa perfettamente: abito in seta nero e blu notte, con gonna ampia e cappello alto, ornato da una piuma.
Il Met Gala ha trasformato la moda in una vera e propria galleria vivente che ha sfilato sul red carpet tanto da sembrava quasi una provocazione. A incarnare la tensione tra corpo e scultura è stata in particolareHeidi Klum, che ha indossato uno dei suoi abiti che non passano di certo inosservati e che ha trasformato il suo corpo in un vero e proprio monumento. L’attrice ha voluto evocare infatti le sembianze dellaVestale Velatadi Raffaele Monti.
Sulla stessa linea di “straniamento visivo”Katy Perry,che ha scelto di coprirsi il volto con una maschera metallica quasi da un universo futuristico, con tanto di guanto destro dotato di sei dita. Un’idea che richiama inevitabilmente la provocazione di Maison Margela per Kim Kardashian al Academy Museum Gala 2025, dove la star si era presentata in modo analogo a quello della cantante.
Il confine tra moda e gesto artistico si spinge ancora oltre conSarah Paulson, che arriva con una banconota incollata sul volto. O ancora conLisache, con una creazione di Robert Wun, abbraccia il surrealismo: due braccia finte sorreggono una struttura di veli che avvolge il corpo dalla testa ai piedi. Tra le interpretazioni più spettacolari c’è sicuramenteEileen Gu, che sceglie un abito di “bolle di sapone” firmato Iris van Herpen, con tanto di installazione che genera bolle in tempo reale. Questa vera e propria opera nasce dalla collaborazione con Takashi Murakami, che rende il look un’esperienza interattiva più che un semplice vestito.
E poi a non rimanere inosservata è quella semplicità comunque in grado di rimanere in tema diAnne Hathaway.L’attrice delDiavolo Veste Pradaindossa un abito custom made di Michael Kors che rimanda all’immagine di una dea greca, con un design dipinto che richiama l’arte classica. Il ritorno più atteso è quello diBeyoncé,che torna al Met Gala dopo dieci anni nel ruolo di co-chair, riaffermando il proprio peso simbolico nell’evento. La cantante opta per un look da “scheletro” di cristalli firmato Olivier Rousteing. E poi ancoraHailey Bieberche indossa Saint Laurent: un corsetto scolpito nell’oro abbinato a un abito blu Klein, sintesi perfetta tra scultura e colore assoluto.
E’ nella rilettura diretta delle opere d’arte che il tema trova la sua espressione più esplicita:Kendall Jennerrievoca la Nike di Samotracia, mentreGracie Abramssi trasforma nel ritratto di Ritratto di Adele Bloch-Bauer.Kylie Jennerrichiama la Venere di Milo eHunter Schaferinterpreta il Ritratto di Mäda Primavesi. Suggestiva la scelta diRachel Zegler, che cita l’esecuzione di Lady Jane Grey presentandosi bendata, proprio come nel dipinto.Alexa Chungomaggia le Ninfee indossando una creazione botanica di Jonathan Anderson per Dior, mentreClaire Foyrievoca Madame X. Infine,Madonnasi ispira a “La tentazione di Sant’Antonio“, mentreEmma Chamberlain, in Mugler, richiama “Il giardino di Arles”.
In fondo moda e arte non sono mai state davvero separate: da sempre dialogano, si influenzano, si nutrono a vicenda e mai come quest’anno il Met Gala ha reso esplicito questo legame, scegliendo un tema che sembra quasi una dichiarazione:la moda oggi è sempre meno abito e sempre più performance.Insomma, meno spazio alla bellezza canonica e più alla fantasia.Una fantasia però che si carica di significati: includere oltre che stupire.E se il dress code chiama le star rispondono…
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