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Tentata estorsione a Berlusconi, la Procura chiede 3 anni e 6 mesi per Giovanna Rigato

La donna è imputata a Monza per una presunta richiesta di un milione di euro all’ex presidente del Consiglio. I 5 figli di Berlusconi si sono costituiti parte civile nel procedimento. Rigato respinge le accuse e sostiene di aver rivendicato un risarcimento per i danni subiti

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La Procura di Monza ha chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per Giovanna Rigato, imputata per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. La richiesta è stata avanzata dal pubblico ministero nell’ambito del procedimento relativo a una vicenda che risale al 2016. Secondo l’accusa, Rigato avrebbe chiesto inizialmente 500mila euro, arrivando successivamente a quantificare la somma in un milione di euro. In cambio avrebbe minacciato di rendere dichiarazioni ai magistrati potenzialmente dannose per l’immagine dell’ex Presidente del Consiglio. 

Nel processo si sono costituiti parte civile tutti e 5 i figli di Berlusconi, che partecipano quindi al procedimento in qualità di eredi dell’ex premier. La vicenda si inserisce nell’inchieste giudiziarie legate alle cosiddette “cene eleganti” di Arcore e al caso Ruby, che negli anni hanno coinvolto diverse persone. Per l’accusa, la condotta contestata avrebbe avuto carattere intimidatorio, mentre la difesa nega che ci siano state minacce. 

La versione di Rigato: “Il dottor Berlusconi mi doveva risarcire”

Secondo quanto riportato anche da Il Giorno, Giovanna Rigato ha sempre respinto l’accusa di tentata estorsione, affermando di aver chiesto a Berlusconi un risarcimento per le conseguenze personali e professionali che sarebbero derivate dal coinvolgimento nelle vicende giudiziarie legate al caso Ruby. L’imputata ha sostenuto di aver subito un danno alla propria reputazione e di aver incontrato difficoltà sul piano lavorativo dopo che il suo nome era stato associato alle inchieste sulle frequentazioni di Arcore. In particolare, ha riferito di aver attraversato un periodo economicamente complicato, anche in considerazione della presenza di un figlio piccolo. Secondo la sua ricostruzione, la richiesta di denaro sarebbe stata motivata dalla convinzione di aver subito conseguenze ingiuste, non dalla volontà di costringere l’ex premier a pagare attraverso una minaccia.

“Ho partecipato alle cene solo un paio di volte e me ne andavo verso le 23-24”, ha evidenziato Rigato, dichiarando di non essersi mai considerata una delle cosiddette “Olgettine”. L’imputata ha raccontato di aver partecipato soltanto in poche occasioni alle cene di Arcore e di essersi allontanata presto, anche perché nel 2010 era diventata madre. Inoltre, ha riferito che con Berlusconi si sarebbe parlato della possibilità di ottenere un appartamento o un vitalizio. La donna ha quindi negato di aver mai minacciato l’ex premier, pur ammettendo di aver provato rabbia per le conseguenze che riteneva di aver subito.

Nel corso del dibattimento sono state affrontate anche le testimonianze e le circostanze relative ai rapporti tra Berlusconi e le persone coinvolte nelle vicende di Arcore. La difesa di Rigato ha cercato di ricostruire il contesto nel quale sarebbe maturata la richiesta economica, mentre la Procura ha sostenuto la propria interpretazione dei fatti chiedendo una pena di 3 anni e 6 mesi. Fino alla pronuncia del giudice, le accuse nei confronti della donna non possono essere considerate definitivamente accertate. 

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