Una testimonianza delicata quella del boss Giuseppe Graviano nel quadro del processo Baiardo di Firenze. Salvatore Baiardo è accusato di favoreggiamento personale aggravato dall’agevolazione mafiosa e calunnia ai danni del giornalista Massimo Giletti, per quanto riguarda la presunta foto che ritrarrebbe il generale Francesco Delfino, Giuseppe Graviano e Silvio Berlusconi insieme. Il boss davanti ai pm nella giornata di oggi ha fatto emergere dei presunti legami tra la sua famiglia e il già presidente del Consiglio: “Mio nonno Filippo Quartararo fece una società con Silvio Berlusconi nel 1969-70”.
All’epoca si parlava di una somma complessiva dell’investimento di “20 miliardi di lire”. Il boss specifica di essere venuto a conoscenza di questi investimenti dopo la morte del padre, tramite il nonno Quartararo, che gli avrebbe fatto conoscere Berlusconi tra il 1982 e il 1983: “Ci fu un incontro a Milano in un albergo con Berlusconi, io, mio nonno e mio cugino Salvo” e sostiene di ricordare “una carta privata”. Quest’ultima, secondo Graviano, riguardava gli investimenti e che “il 20% delle ricchezze prodotte da questi investimenti sarebbero ritornate agli investitori”. Poi specifica: “Io non ho mai ricevuto nulla da questi investimenti”, oltre al fatto che il padre non sarebbe stato interessato.
Processo Baiardo, i vari incontri raccontati da Gaviano
Stando a quanto detto da Graviano ai pm ci sarebbero stati diversi incontri dopo che il nonno gli avrebbe chiesto di “seguire questa cosa con mio cugino Salvatore”. In seguito, prosegue ricordandone alcuni: “Uno ci fu prima di essere arrestato in un appartamento a Milano, c’era un residence con una piscina”
Il secondo sarebbe avvenuto nel 1986: “Ero latitante. Berlusconi lo sapeva, ne parlavano tutti i giornali”. I pm quindi domandano le finalità di questi incontri: “Si parlava dei nomi delle persone da inserire nelle società in cui erano investiti i soldi”, risponde Graviano. Poi probabilmente un altro incontro nel 1993: “era per sistemare tutto e per fissare una data del febbraio 1994 per formalizzare i nomi delle persone che dovevano entrare in società”.
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