Dopo un mese di stop, gli Stati Uniti sono tornati a colpire l’Iran, attaccando due lanciatori delle Guardie della Rivoluzione sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz. Washington sostiene che le postazioni fossero impegnate nella preparazione di un attacco con razzi carichi di mine navali.
Teheran ha immediatamente minacciato una risposta. Nelle ore successive, l’Iran ha lanciato missili verso Aqaba e la base di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono presenti forze statunitensi. Secondo fonti arabe citate dall’agenzia iraniana Fars, i missili sarebbero stati tutti intercettati.
Il raid americano su Larak
A riferire dell’attacco statunitense è stato un funzionario Usa ad Axios. Secondo la ricostruzione, le forze americane avrebbero osservato militari dei Pasdaran intenti a preparare il lancio di razzi con mine navali destinate allo Stretto di Hormuz.
L’operazione avrebbe quindi avuto l’obiettivo di neutralizzare la minaccia prima del lancio. Un’esplosione è stata successivamente avvertita dai residenti dell’isola ed è stata riferita dall’agenzia iraniana Fars.
Le Guardie della Rivoluzione hanno denunciato quello che definiscono un “atto di aggressione“ da parte degli Stati Uniti, sostenendo che nell’attacco siano rimasti uccisi e feriti alcuni combattenti e cittadini. Secondo le prime informazioni non ufficiali riportate dall’agenzia semi-ufficiale Tasnim, ci sarebbero due morti e due feriti.
Pezeshkian: “Risposta decisiva agli aggressori”
La risposta politica di Teheran non si è fatta attendere. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che l’Iran non cerca un conflitto ma non intende restare senza reagire davanti a un’aggressione. “Non stiamo cercando la guerra“, ha dichiarato questa mattina, sottolineando però che il Paese “non rimarrà mai calmo di fronte a qualsiasi aggressione” e darà “una risposta decisiva agli aggressori”.
Pezeshkian ha inoltre avvertito che l’instabilità regionale non è nell’interesse di nessuno e rappresenterebbe una sfida per tutti i Paesi coinvolti.
La risposta iraniana in Giordania
Parallelamente, Teheran ha lanciato missili verso Aqaba e la base militare di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono dislocate truppe americane. Fonti arabe citate da Fars hanno riferito di diverse esplosioni in alcuni punti del Paese. I sistemi di difesa avrebbero tuttavia intercettato tutti i missili diretti contro gli obiettivi. L’attacco rappresenta la risposta promessa da Teheran al raid americano di Larak.
Nuova tensione nello Stretto di Hormuz
A rendere ancora più delicata la situazione è quanto accaduto nelle acque dello Stretto di Hormuz. La Marina delle Guardie della Rivoluzione iraniana ha riferito che una “superpetroliera che aveva violato le norme” avrebbe preso fuoco dopo aver urtato due mine marine. La dinamica non è stata chiarita e le informazioni arrivano al momento dalle autorità iraniane.
Gli Stati Uniti, intanto, fanno sapere di stare monitorando attentamente l’area. Il capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando centrale Usa, ha dichiarato ad Axios che Washington resta pronta a tutelare il libero flusso dei commerci attraverso lo Stretto.
Il primo attacco Usa dal 29 luglio
Il raid su Larak rappresenta il primo attacco americano contro l’Iran dal 29 luglio. In quell’occasione Washington aveva risposto a un tentativo iraniano di colpire postazioni militari statunitensi avvenuto il giorno precedente.
A un mese di distanza, la nuova operazione rischia dunque di riaccendere una spirale di rappresaglie proprio mentre resta altissima la tensione sullo Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più delicati per la sicurezza energetica e commerciale internazionale.
© Riproduzione riservata


