Un grande prato e un’illuminazione suggestiva, il caldo senza tregua di agosto e la polvere che si alzava ad ogni passo. Non era ancora risuonata la prima nota ma nell’aria c’era già il ritmo dei tamburelli. A Melpignano, il 22 agosto, il concertone de La Notte della Taranta era iniziato come rito prima che come evento.
Un festival che dal 1998 attraversa le piazze salentine e culmina con un maxiconcerto fatto di musicisti di fama nazionale e internazionale ma soprattutto di persone che, giunte da ogni dove, celebrano la tradizione e la cultura di una terra e del suo popolo.
Tarantismo: il ballo come cura
La pizzica non è una semplice danza folkloristica, bensì il frutto di secoli di credenze e rituali, un’eredità storica ma soprattutto un elemento identitario. Nasce dall’immaginario del tarantismo, una malattia che secondo la tradizione popolare era causata dal morso velenoso di un ragno: la tarantola o la “taranta” appunto.
L’antidoto al veleno? Una danza sfrenata a ritmo di tamburelli: movimenti acrobatici, piedi che battevano energicamente come per schiacciare il ragno e giri su sé stessi fino a crollare a terra per lo sfinimento. La “taranta” però era anche un simbolo e la danza catartica non era soltanto una terapia per il dolore ma anche un rito di liberazione.
Con essa le persone, soprattutto donne, cercavano una forma di liberazione dal malessere e dalle costrizioni sociali, davano voce a problemi reali come la povertà, la fatica della vita contadina e le ingiustizie.
Rivivere la tradizione attraverso “Le vie del Mediterraneo”
Corpi che danzano per liberarsi, oggi come allora. Nel 2026 ciò che appare come una festa era un tempo un rito, l’espressione dei bisogni di un popolo e di una terra. La Notte della Taranta oggi è in grado di conservare una tradizione facendola rivivere e, forse, rendendola più attuale che mai. Suonata e ballata dai giovani, contaminata e trasformata, la pizzica viene portata fuori dal Salento ma al tempo stesso riconsegnata ai salentini.
Il tema di quest’anno era “Le vie del Mediterraneo”: il “Mare nostrum” nel suo senso più autentico di spazio condiviso, scambio culturale e contaminazione. Fernand Braudel parlava di “mille civiltà sovrapposte” e da questa idea ha preso forma la ventinovesima edizione del festival salentino.
La Notte della Taranta: lo spettacolo
Ben 150.000 persone si sono riunite nel piazzale dell’ex Convento degli Agostiniani di Melpignano e hanno ballato all’unisono per ore, salentini e turisti insieme. I tamburelli sembravano diventare un battito collettivo, mentre il caldo, la polvere e il ritmo incalzante della pizzica creavano l’atmosfera perfetta per lo spettacolo sul grande palco.

Ermal Meta, come maestro concertatore, ha mescolato tradizione e contemporaneità affiancato da artisti come Levante, Sayf, Gisela João e Alessandra Amoroso che, forse più di tutti, date le sue origini salentine, ha incarnato il rapporto tra radicamento locale e popolarità nazionale.
Dal rito all’Eurovisione
E forse è proprio in questo rapporto che si apre il dibattito. La Notte della Taranta è un’iniziativa che conserva una tradizione ma che, al tempo stesso, si sta progressivamente aprendo alla contemporaneità. L’edizione del 2026 è stata la prima trasmessa in Eurovisione.
Durante l’evento la scansione televisiva, tra intermezzi pubblicitari e tempi della conduzione, non è passata inosservata. La naturale riflessione allora è stata: cosa può accadere quando una festa identitaria diventa un prodotto fruibile da un pubblico europeo?
Se da un lato è inevitabile scorgere la grande opportunità per la cultura salentina di oltrepassare i confini regionali parlando ad un pubblico internazionale, dall’altro si fa sempre più concreto il rischio di una spettacolarizzazione che potrebbe sottrarre identità ad un luogo e ad una tradizione.
Il Salento deve riconoscersi nel Salento
La pizzica porta con sé la magia di una dimensione rituale che la rende unica. Dinanzi a questo l’Eurovisione apre una possibilità ma allo stesso tempo pone una domanda: come si può rendere comprensibile a chi una terra non la conosce un prodotto secolare e inscindibile dal luogo da cui proviene?
La sfida è preservare, portandola lontano, la bellezza popolare di un ritmo senza allontanarlo dalla terra a cui appartiene. La Notte della Taranta può raccontare all’Europa la semplicità di tamburelli che risuonano e dei corpi che si muovono ma deve al contempo rimanere riconoscibile al Salento e a chi in essa ritrova le proprie radici.
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