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Nucleare, Artizzu (Sogin): ‘Pioggia di lavori per 428 milioni e accelerazione nel decomissioning’

Il nodo energia riporta al centro il nucleare. Artizzu, amministratore delegato di Sogin, prevede più appalti, più cantieri e un ruolo crescente per le imprese italiane

3 Min di lettura

Il nucleare torna al centro del dibattito energetico e, mentre si discute di futuro, c’è un presente fatto di cantieri, lavori e miliardi già messi sul tavolo. A fare il punto è Gian Luca Artizzu, amministratore delegato di Sogin, la società pubblica controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze e incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari italiani (Latina, Garigliano, Trino Vercellese, Caorso).

“Quest’anno” spiega a Il Sole 24 Ore, “verranno assegnati lavori per poco meno di 430 milioni di euro, portando così il totale a 1,1 miliardi“, una cifra significativa che segna un cambio netto rispetto al passato recente.

Più lavori più cantieri

Il dato più rilevante è proprio l’accelerazione. Artizzu sottolinea come il nuovo pacchetto di commesse sia la prova concreta che il decommissioning sta entrando in una fase più intensa: “Siamo al 47,7% e il percorso è ormai ben avviato”.

Le tempistiche restano lunghe, con la conclusione prevista tra anni ’40 e i primi anni ’50, ma la macchina si è rimessa in moto dopo anni di rallentamenti e non è un dettaglio. Fino a pochi anni fa, ricorda: “Sogin aveva una media di gare di 90 milioni l’anno, eravamo praticamente a secco di lavori, che per un’azienda come la nostra durano 8-9 anni”.

Nucleare: un’occasione per le imprese italiane

C’è poi un altro elemento che Artizzu mette in evidenza con forza: l’impatto sull’economia reale. Almeno l’80% di questi lavori, infatti, è destinato a imprese italiane, soprattutto nei settori metalmeccanico ed edile. Un flusso di lavoro che si traduce in occupazione, competenze e filiere produttive coinvolte.

Restano però alcune criticità. Per esempio, nel settore del trattamento dei materiali radioattivi, l’Italia è ancora indietro: “Se devi fondere metalli radioattivi nel nostro Paese non hai neppure un impianto per farlo“, osserva e questo obbliga a rivolgersi a realtà straniere.

Il contesto, energia e ritorno al nucleare

Il ragionamento si allarga poi allo scenario internazionale. Le tensioni energetiche e i conflitti come quello nel Golfo, stanno riportando il tema dell’energia stabile e di lungo periodo al centro dell’agenda. In questo quadro, il nucleare torna a essere considerato un’opzione strategica, non tanto come scelta immediata, ma come investimento sul futuro.

Il messaggio, in sostanza, è doppio: da un lato, il decomissioning italiano accelera davvero con numeri concreti e cantieri che ripartono. Dall’altro, questa “pioggia di milioni” rappresenta anche un banco di prova per le industrie del Paese perché mentre si discute se tornare o meno al nucleare, l’Italia è già “dentro” il nucleare da smantellare. E, da questo, passa una parte importante delle competenze e delle scelte di domani.

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