L’eliminazione contro il Mantova non è soltanto una delusione sportiva. È l’ultimo episodio di una crisi che, in casa Lazio, affonda le proprie radici nelle scelte delle ultime stagioni. Da due anni a questa parte il mercato è diventato oggetto di problemi per ogni allentore biancoceleste. Gennaro Gattuso a due settimane esatte dalla chiusura della sessione estiva, è ancora privo di una punta centrale e dei sostituti di Gila e Romagnoli. InCoppa Italial’ex ct della Nazionale si è dovuto presentare con Dia titolare. Oggi la Lazio sta pagando le scelte sbagliate degli ultimi anni. Nonostante la tifoseria biancoceleste sia esausta e stia portando avanti diversi boicottaggi (sopratutto nelle partite casalinghe), Lotito non vuole smentire il suo operato e tanto meno prendere in considerazione l’idea di cedere il club.Ma quali sono stati passaggi che hanno portato la Lazio dal lottare per le zone alte della classifica all’uscire ai trentadueismi di Coppa Italia?
Torniamo alla stagione 2024-2025, quando sulla panchina biancoceleste sedeva Marco Baroni. La sua esperienza alla Lazio è stata caratterizzata da due momenti nettamente opposti. Il tecnico a Novembre portò la Lazio al secondo posto in classifica, ad un solo punto dal Napoli capolista, firmando uno dei migliori avvii della storia del club per un allenatore esordiente. Senza contare il primo posto ottenuto nella fase ai gironi di Europa League. Da gennaio, però, il circuito perfetto di Baroni va in tilt:l’eliminazione contro i norvegesi del Bodø/Glimt mina le certezze del gruppo e nelle ultime giornate di Serie A la Lazio si trova fuori dalla zona Europa.Da quel momento il rendimento è calato. Calciatori come Nuno Tavares e Zaccagni nel girone di ritorno non sono più riusciti a trascinare i biancocelesti. Tra l’impegno in Europa e una squadra con delle chiare mancanze nelle seconde linee, la Lazio si è ritrovata settima in classifica e quindi fuori dalla competizioni europee. A fine maggio 2025, la società e l’allenatore, logorati dalle critiche ambientali e insoddisfatti dei piani futuri, scelgono consensualmente di interrompere il loro rapporto.
Leggi Anche
L’addio di Baroni ha innescato un profondo effetto domino sia nell’ambiente biancoceleste che nella società. Ha stravolto la guida tecnica e tutto il lavoro svolto nel corso della stagione, ha cambiato le strategie di calciomercato e il clima attorno alla presidenza. Oltre a questo, lascelta di separarsi dal tecnico ha alimentato l’alone di scetticismo nell’ambiente.Riaccendendo i cori e le manifestazioni di dissenso della curva contro la presidenza di Claudio Lotito, accusata di non voler fare il definitivo salto di qualità per competere nelle zone alte della classifica. Uno dei motivi che ha portato i biancocelesti alla situazione in cui si trovano ora, è stata l’assenza di liquidità per poter operare sul mercato. Senza i premi UEFA derivanti dalle coppe europee, la dirigenza ha dovuto impostare le sessioni di mercato successive all’insegna della massima sostenibilità finanziaria.
La decisione seguente di Claudio Lotito è stata il ritorno di Maurizio Sarri per la stagione 2025-2026. Poteva sembrare una classica minestra riscaldata, ma anche in questo caso il problema non è stata la scelta tecnica, ma il mancato sostegno di quest’ultima da parte della società. Procediamo con ordine: la Lazio ha scoperto il blocco del calciomercato il 26 maggio 2025, ma ha annunciato il ritorno di Sarri il 2 giugno successivo. L’allenatore è stato informato del blocco solo a fine giugno, diverse settimane dopo aver firmato il contratto. Come già avvenuto in passato, le frizioni tra l’allenatore e il presidente non si sono sprecate. L’assenza di nuovi innesti, non ha permesso al tecnico toscano di proporre il proprio calcio. La scorsa stagione, infatti, è stata più che deludente. Sarri non è mai riuscito a ritrovare la vecchia sintonia con la squadra e con la società, lasciando Formello in mezzo a forti polemiche. La Lazio ha chiuso la stagione 2025-2026 con un deludentenono posto in classificae restando ancora una volta fuori da tutte le competizioni europee. Non contando la vendita a gennaio di pezzi pregiati come Guendozi e Castellanos, mai veramente rimpiazzati. E poi di nuovo, il coro di una tifoseria esausta, che ha sempre sostenuto la propria squadra laddove avesse trovato un vero riscontro di ambizioni e progettualità.
E ora torniamo al presente. Dopo l’ennesima stagione deludente, Lotito ha compiuto l’ultima scellerata decisione. Con un ambiente destabilizzato e con il morale sotto le scarpe,il presidente biancoceleste hascelto Gennaro Gattusoper provare a voltare pagina. Il risultato? Mercato ancora una volta deludente e la beffa dell’eliminazione contro il Mantova in Coppa Italia.Ormai il problema non risiede più nelle scelte di panchina ma è intrinseco all’operato societario. Non ci vuole molto a capire l’errore delli’ingaggio di Gattuso. Un allenatore che tutta l’Italia ricorda come il condottiero della disfatta di Zenica. Ma non è questo il punto: per quanto Ringhio sia una scelta infelice, bisogna comprendere che il problema risiede a monte. Raccogliere l’eredità di queste stagioni tormentate non sarebbe facile per nessuno, neache per un allenatore che ha fatto della tempra la sua miglior qualità. Oggi l’unica alternativa possibile è una in casa Lazio: premere il tasto reset, per ricominciare tutto da capo.
© Riproduzione riservata













