Blonde, l’autore del libro su Marilyn e JFK: “Sviato il senso del loro rapporto”

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Intervista al giornalista Giovanni Menicocci, autore del libro “John e Marilyn. La fragilità degli dei”

Da qualche giorno è uscito su Netflix Blonde, il biopic sulla vita della leggendaria Marilyn Monroe, tratto dall’omonimo romanzo di Joyce Carol Oates. Il film ha creato parecchio dibattito, tra chi lo ha apprezzato moltissimo e chi invece lo ha contestato. Sotto i riflettori c’è una scena in particolare, quella che raffigura il rapporto tra Marilyn e l’ex presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. A tal proposito, abbiamo parlato con Giovanni Menicocci, autore del libro John e Marilyn e direttore del giornale di settore, il portale Mauxa.com. La fragilità degli dei. L’autore ci ha parlato del rapporto tra queste due figure storiche e della resa che ne è stata fornita nel film.

Attenzione: il contenuto che segue contiene SPOILER su Blonde (foto credit: Charley Gallay/Getty Images for Netflix)

Si parla molto di Blonde: lei che ne pensa del film?

“Io ho visto il film al festival di Venezia, è tratto dal romanzo Blonde della Oates, un’opera molto lunga a metà tra romanzo e testimonianza storica. Nel libro, e di conseguenza nella pellicola, ci sono quindi anche scene inventate. Nel film, ad esempio, si vede che la donna aveva una relazione a tre coi figli di Chaplin e rimane incinta non sapendo di chi era il figlio, ma ciò in realtà non è mai avvenuto, ma è raccontato nel romanzo. Se s’intende il film come fedele al romanzo lo è, ma alla vita di Marilyn no”.

Lei ha scritto un libro su Marilyn e sul rapporto con JFK: come pensa sia rappresentata Marilyn nel film?

“Non ho molto apprezzato la rappresentazione di una Marilyn vittima degli appetiti degli uomini, costretta ad avere dei rapporti o costretta ad abortire. Il focus su questo aspetto fisico, per così dire, di Marilyn ha fatto un po’ sviare il senso del personaggio, una grandissima icona con molte altre sfaccettature. Diciamo che il focus scelto è lontano dai motivi per cui poi Marilyn viene ricordata”.

Molto discussa è anche una scena che coinvolge JFK e Marilyn: com’era il rapporto tra i due?

“Questo è un altro degli episodi romanzati del film. Io ho scritto un romanzo su questa relazione, che ha molte zone d’ombra. Io nel mio libro mi sono basato sugli unici fatti documentati: la CIA controllava tutti gli spostamenti di Marilyn e uno di questi era con Kennedy. Ho letto i documenti CIA e FBI e c’era la testimonianza dell’incontro tra Marilyn e Kennedy. L’altro fatto reale è il momento in cui lei canta Happy Birthday Mr President. Su queste due vicende su cui ho basato il romanzo ho inventato la storia tra due, basandomi sui caratteri dei due. Nel film invece la storia tra loro due viene focalizzata su un fatto specifico, una scena che ha lasciato interdetti gli spettatori e ha fatto sì che il film fosse vietato ai minori di 17 anni, un evento particolare per Netflix. La scena è quella in cui Marilyn viene costretta ad avere un rapporto orale con Kennedy e il loro rapporto si consuma lì. La scena travisa un po’ la realtà dei rapporti tra loro, che in realtà non sono molto documentati e ruotano soprattutto intorno al gossip. Di certo ci sono solo quei due documenti sopra citati”.

Lei conosce personalmente Caspar Philipson, attore che interpreta JFK: come valuta la sua resa del personaggio?

“Lui ha interpretato Kennedy anche in Jackie e viene scelto per questa parte perché somiglia davvero molto al personaggio. JFK appare molto poco nel film, sostanzialmente in quella scena particolarmente dibattuta, ma sicuramente l’immagine che ne esce è un po’ svilita”.

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