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Pezzi di Campo largo

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Come un budino di riso, un non dolce. Che incuriosisce fino a ridargli una possibilità ogni volta che lo si rivede in vetrina ma puntualmente non soddisfa. Così Elly Schlein con la sua presenza senza zucchero, senza glutine e vegana alla Festa dell’Ottimismo del Foglio a Firenze.

A suon di “dovrei discuterne con gli alleati” risponde alle domande su cui dovrebbe sbilanciarsi. Ovvero guerra in Ucraina, primarie e l’inquietante federatore senza volto. Poi quell’ammissione sorprendente che “da quando sono qua io come segretaria del Pd hanno sempre provato a commissariarmi, a federarmi o farmi fuori eppure siamo ancora qui“. Scende dal palco con sorriso plastico e si tuffa tra i cronisti facendo finta non esistano, protetta dal suo ufficio stampa che ne misura anche i respiri, “non farne troppi sennò inquini“.

Scambia effusioni con il sindaco di Firenze Sara Funaro. Per poi inscenare un folkloristico saluto per Angelo Bonelli ma che non sembra apprezzare. Risate forzate, pacche sulla spalla a cui il segretario di Avs si piega mantenendo però una certa aplomb con cartellina sotto braccio in attesa del suo intervento: tentano le prove generali di unità del campo largo. Si lasciano fotografare mentre si appartano per discutere. Bonelli non appare convinto da Elena, scuote la testa più volte con sguardo perso ma non appena interpellato nega qualsiasi divergenza assicurando: “La guerra? La pensiamo tutti allo stesso modo“. E come si suol dire, l’importante è crederci.

La segretaria dem ci sorride mentre passeggia al telefono sul fondo della sala. Quindi tenta la fuga dai giornalisti ma nulla la scherma dai microfoni che la seguono fin fuori Palazzo Vecchio e a piazza della Signoria, dopo un’accesa trattativa con l’ufficio stampa, concede di farsi intervistare per due domande. Anche se preferirebbe salire in ginocchio la scalinata di Piazzale Michelangelo.

E alla nostra terza “comunque vada il prossimo governo vedrà una donna al comando?“, sorride e sguscia via fumando. Scaramanzia? Probabile. Cerchiamo allora il leader di Avs, ancora in attesa di essere chiamato sul palco, che ci risponde con l’entusiasmo di un salice piangente: “Il tema non è donna sì donna no, il tema è mandare a casa questa destra che ha sfasciato il Paese“.

C’è anche Paolo Gentiloni, er Moviola, che tra Conte e Schlein non ha dubbi “di sicuro vince Elly”. Mentre lo Sceriffo di Salerno, Vincenzo De Luca taglia la testa ai tori e tra pentastellato e carro arcobaleno sceglie se stesso e senza ironia.

Dal Golfo persico atterra a Firenze Giggi Di Maio che, dopo diverse stoccate sul suo ex leader con rimprovero alla sua linea su Kiev, sul dong scoccante che sancisce la fine dell’intervento, filosofeggia che Conte&Schlein dovrebbero trovare il metodo per fondare finalmente un centrosinistra. “Perché la destra è stata fortunata con la fondazione di Forza Italia e il suo centro si mantiene lì”, chiosa il rappresentante speciale dell’Ue con sorriso arcaico prima che gli si spenga quando l’ex presidente della Consulta, Giuliano Amato lo saluta frettolosamente stringendogli la mano toccandogli il gomito e di fatto liquidarlo.

Insomma, tutto si sta preparando per le urne mentre manca ancora la data del voto. Si potrebbe arrivare, a scadenza naturale, “fin sotto Natale“, prevede il presidente del Senato, Ignazio La Russa che per vedere il bicchiere “mezzo pieno” nell’Italia attanagliata dai rincari innescati dalle crisi esterne, consiglia saggiamente come un sacerdote tibetano di “guardare il bicchiere“.

Ecco insomma l’atmosfera in cui si scaldano le prime prove di campagna elettorale, mentre la riforma elettorale del centrodestra dovrà passare il vaglio della Corte costituzionale e il campo largo stendere un programma credibile senza prendersi a colpi di pochette. Intanto Schlein si è ripresa dalle interviste e Matteo Renzi, nonostante l’ennesima sconfitta per la Viola, è salito sul palco portando l’ottimismo necessario a farci credere ancora nell’esistenza della politica.

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