“Come posso guardare in faccia mio figlio e dirgli che si deve fidare dello Stato e delle sue Istituzioni“, scrive Valentina Cavalletti inunaletteraindirizzataal Presidente della RepubblicaSergio Mattarella, inviata per chiedere risposte ma soprattutto per sollevare una polemica: “Non è pensabile che un genitore, che sa cheil proprio figliovaa una manifestazioneper partecipare alla cosa pubblica, alla polis debba ritrovarsi a scoprire che è statopreso a manganellateinsieme a molti dei manifestanti“.
Il riferimento è agli eventi del 22 dicembre, quando un gruppo di studenti si è recato nella piazza antistante Montecitorio per protestare contro le mancanze del governo nei confronti della loro categoria. Unamanifestazione non autorizzata, nata a seguito delle ondate di occupazione dei licei romani, che in poco tempo si è trasformata in un susseguirsi di scontri violenti, con protagonisti le manganellate delle forze dell’ordine.
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Anche il figlio di Valentina Cavalletti era tra coloro che sono stati respinti con la forza, ed ora questa madre non si dà pace. La donna ha quindi scritto aMattarellacon un obiettivo, ovvero quello di chiedere al Presidente di “farsigarante che queste azioni violenteda parte delle forze dell’ordinenon accadano mai più“.
La richiesta a Mattarella: “Basta alle violenze sugli studenti“
“Mio figlio vive con la convinzione che è possibile realizzare una scuola più inclusiva,più aperta, più innovativa. Spesso mi trova schierata contro le sue scelte, perché credo che il ruolo del genitore a volte sia quello di mettere limiti e non avallare ogni pretesa“, confessa Valentina Cavalletti nella lettera al presidente, cercando di spiegare che la sua non è una giustificazioni alle azioni del figlio, ma una richiesta ben più precisa: “Basta alla violenza sugli studenti“, basta alle manganellate date per zittire, per fermare e per dimostrare la superiorità di una categoria su un’altra.
Non va sicuramente dimenticato che le violenze durante la manifestazione hanno avuto inizio a seguito del tentativo dei protestanti di superare il cordone di agenti che si era schierato a difesa della Camera, ma allo stesso tempo è dovere di tutti chiedersi, “era davvero necessario“?. È davvero necessario mostrare ai giovani che la risposta alle loro richieste non è solo la più totale indifferenza, ma anche violenza, sopraffazione e ingiustizia.
“Viviamo in uno Stato in cui la democrazia è sempre meno rappresentativa-prosegue l’autrice della lettera-lo hanno dimostrato anche le ultime elezioni politiche. In particolarei giovanitra i 18 e i 30 annisonotalmentesfiduciatida non andare più alle urne. E ai pochi che si attivanoloStatocome risponde?Ammutolendolicon una risposta violenta e repressiva“.
Si conclude così l’appello di una madre al nostro Presidente della Repubblica.Un appelloaccorato, intimo ma anchegenuinamente altruistico. Perché sì, nella folla attaccata dalle forze dell’ordine c’era anche il figlio di Valentina Cavalletti, eppurela sua richiesta riguarda tutti. Tutti coloro che vogliono sentirsi liberi di esprimere un opinione, di marciare simbolicamente, di manifestare in maniera pacifica senza il terrore di essere arrestati. Perché spesso la violenza non è solo il manganello, ma anche tutto ciò che ci viene vietato.
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