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Ue, la Cedu condanna l’Italia per sessismo e indagini inefficaci in un caso di violenza domestica

Il caso è quello di una cittadina francese 44enne residente in Italia, Audrey Carmen Manuela Ubeda, che nel 2021 aveva denunciato il suo ex convivente e padre dei suoi figli per violenza fisica e psicologica contro di lei e i bambini. I togati europei hanno stigmatizzato le indagini inefficaci, i ritardi e i procedimenti non tempestivi della magistratura italiana, concentrandosi in particolar modo sulle affermazioni sessiste del pm incaricato dell'indagine, il quale aveva minimizzato le gravi azioni dell'uomo

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 Nuova stangata dell’Ue nei confronti dell’Italia. Come riportato dal Corriere della Sera, la Corte Europea dei diritti dell’Uomo (Cedu) ha infatti condannato il nostro Paese per aver violato i diritti di una donna vittima di violenza domestica e sussuali ai danni suoi e dei suoi figli minori. I fatti risalgono al 2021 e l’elenco delle inadempienze citate dai giudici di Strasburgo fa sinceramente impressione.

Nella pagine della sentenza si parla infatti di indagine inefficace, ritardi, rinvii e procedimenti non tempestivi, oltre che di sessismo e stereotipi nelle dichiarazioni del Pubblico Ministero. Ed ancora, si accusa il tribunale italiano di aver ignorato le accuse di violenza domestica e di non aver predisposto misure di protezione adeguate e proporzionate.

Ue, la Cedu condanna l’Italia: il caso

Il caso è quello di una cittadina francese 44enne residente in Italia, a Pellezzano, in provincia di Salerno, Audrey Carmen Manuela Ubeda. Nell’aprile 2021 la donna aveva denunciato il suo ex convivente e padre dei suoi figli per violenza fisica e psicologica contro di lei e i bambini, lamentando di essere stata sottoposta a violenza sessuale aggravata in un clima di terrore e violenza economica.  In seguito all’avvio dell’indagine Ubeda e i suoi figli erano stati inseriti in una struttura protetta, ma, secondo la Cedu, erano poi partiti una serie di procedimenti assurdi, irrispettosi verso la vittima, ritardi e mancanze di valutazioni, sia civili che penali.

Ciò che i giudici di Strasburgo hanno maggiormente sanzionato e stigmatizzato sono le parole usate dal pubblico ministero di Benevento per richiedere l’archiviazione del caso. Per il togato, infatti, il coltello posto sotto la gola della donna era derubricabile a “scherzo di cattivo gusto” e i colpi inflitti ai figli erano stati meramente “misure disciplinari che non avevano ecceduto il diritto del padre di esercitare l’autorità genitoriale“.

Infine, la  presunta violenza sessualesecondo il pm non era provabile, stante la difficoltà di dimostrare che il marito fosse a conoscenza della mancanza di consenso della moglie. Questo in base alla considerazione che “è normale che gli uomini debbano superare un minimo livello di resistenza che ogni donna tende a mostrare quando è stanca della vita quotidiana e un uomo fa delle avances sessuali“.

Benevieri: ‘Magistrati italiani giudicano fatti di violenza con occhiali dell’800″

“Se il coltello alla gola fosse stato puntato da un uomo a un altro uomo nessuno avrebbe parlato di ‘scherzo’ ma di minaccia, ma visto che si parla di un gesto del marito verso la moglie scatta subito una sorta di attenuazione ludica, scatta la minimizzazione“, ha osservato Jacopo Benevieri, avvocato ed esperto di linguaggio giuridico. Secondo lui, proprio le parole del magistrato stigmatizzate nella sentenza della Cedu riflettono il grande limite culturale italiano che non si risolve in chiave giuridica.

“La Convenzione di Istanbul ci dice che la violenza sulle donne è un fenomeno strutturale, che innerva la società, il nostro modo di pensare e vivere le relazioni – ha aggiunto amareggiato il legale -. Possiamo avere l’impianto giuridico più avanzato del mondo, e le nostre leggi sono in effetti buone, ma se gli occhiali con cui magistrati o giudici valutano e giudicano i fatti di violenza sono occhiali dell’800 e sono influenzati da quella cultura lì, allora le leggi migliori del mondo non servono a niente. 

Di Nicola Travaglini: “Giudici italiani inadeguati ad affrontare casi di stupro”

Da parte sua, la giudice Paola Di Nicola Travaglini, Consigliera della Corte Suprema di Cassazione ed esperta nel contrasto alla violenza di genere ha osservato come siamo diventate ormai numerose le condanne dell’Italia da parte della Cedu proprio per l’inadeguatezza dell’autorità giudiziaria, sottolineando come quest’ultima sia solita minimizzare le diverse forme di violenza nei confronti delle donne e dei bambini con l’uso di stereotipi sessisti. “Così tante condanne, nell’arco di pochi anni, nonostante un sistema giuridico completo, dimostrano con chiarezza una cosa: i limiti culturali della magistratura nell’affrontare il tema della violenza domestica“, ha chiosato la magistrata.

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