“Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal mettere al primo posto il Paese che amo“. Le indiscrezioni si sono rincorse per tutta la giornata di ieri e oggi cade il silenzio a Downing Street:Keir Starmer commosso annuncia le sue dimissioni. A solo due anni dal suo trionfo elettorale, il primi ministro britannico sembra non aver resistito alle pressioni del suo partito.
E così, davanti all’intero esecutivo, allo staff riunito e all’intera nazione, dopo settimane di tensioni politiche e un weekend di riflessione in ritiro a Chequers, a remota e bucolica residenza di campagna dei primi ministri in Buckinghamshire, con la moglie e i figli,Starmer decide di fare un passo indietro da leader del Labour e da premier. Un’uscita di scena che sembrava ormai inevitabile, considerandol’onda di impopolarità che lo ha travolto e dal crollo di consensi anche all’interno del suo partito. Un game over che spiana la strada alla sua sostituzione con l’ex sindaco di Manchester,Andy Burnham.
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Starmer ha ammesso che la domanda del suo partito si sta ponendo è se lui sia la persona più adatta a guidarlo alle prossime elezioni generali e ha affermato di aver “ascoltato la risposta” della dirigenza laburisti a questa domanda e di “accettarla con serenità“.
Prima di annunciare le sue dimissioni, Starmer ha rivelato di aver ereditato un Partito Laburista “in bancarotta politica, finanziaria e morale“. E ha anche raccontato di essersi sentito ripetere “più e più volte” che il partito era “finito“, ma di aver “dimostrato che si sbagliavano“, di aver cambiato il partito “sradicando il veleno dell’antisemitismo, ripristinando la fiducia nell’economia, nella difesa e nella sicurezza nazionale“.
Insomma, nonostante la volontà di voler resistere fino all’ultimo,Starmer ha dovuto prendere atto della realtà. Anche i ministri a lui più vicini lo avevano esortato a fissare un calendario per la sua uscita di scena e il passaggio di consegne al suo rivale di partito, che potrebbe arrivare a settembre.
Burnham si appresta così a diventare ilsettimo primo ministro britannico dal referendum sulla Brexit, il cui decennale cade proprio domani. Un segno della destabilizzazione subita dalla politica a Londra in seguito all’uscita dall’Unione europea, se si pensa che Starmer si era insediato a Downing Street meno di due anni fa, forte di una maggioranza schiacciante, dei due terzi di seggi a Westminster.

L’uscente premier ha annunciato anche la tabella di marcia per l’elezione del suo successore: “Le nomination chiuderanno il prossimo 9 luglio,il processo di selezione inizierà prima della chiusura estiva del parlamento(20 luglio ndr)e dovrebbe concludersi prima del ritorno dei deputati a Westminster(ovvero il 30 agosto ndr)”.
Il paradosso, comunque, è che Andy Burnhamnon ha ancora giurato ufficialmente da nuovo parlamentare, dopo la notevole vittoria a Makerfield contro Farage e le destre, ma è già considerato il prossimo e molto probabile primo ministro. Il “re del Nord” (come viene chiamato in onore di Game of Thrones) arriverà tra poco alla stazione di Euston a Londra e sarà in Parlamento alle 2.30 pomeridiani locali per insediarsi come nuovo deputato
E poi, la commozione, la voce di Starmer infranta alla fine del discorso: “Lascio il lavoro più importante del mondo, ma ora mi spetta il lavoro più bello:essere marito della donna che amo e un padre amorevole con i miei figli. Grazie a tutti“.
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