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Regeni, gli imputati hanno paura di presentarsi a processo per timore di ritorsioni

Secondo gli avvocati della difesa, oggi gli imputati non si sono presentati al processo sul caso Regeni, per paura di ritorsioni da parte dello Stato egiziano

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Una nuova eccezione è stata presentata dai difensori dei quattro 007 egiziani accusati del sequestro e dell’omicidio diGiulio Regeni, il ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso in Egitto dieci anni fa.

All’udienza davanti alla prima Corte di Assise di Roma che si è tenuta questo pomeriggio, i difensori hanno posto una questione tecnica nella quale sostengono chegli imputati non si sarebbero presentati a processo perché timorosi di possibili ritorsioni da parte dello Stato egiziano.

Regeni, l’udienza definitiva potrebbe slittare

I difensori hanno chiesto l’ordinanza dichiarativa di assenza degli imputati. Secondo le difese,gli agenti 007 egiziani, così come alcuni testimoni, non sono potuti venire in aula nel corso delle udienze per timore di ritorsioni o ripercussioni da parte dello Stato egiziano.

Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco prendendo la parola ha sollecitato alla Corte l’inammissibilità della richiesta della difesa:A due anni e mezzo dall’apertura del processo,la difesa ripropone una questione già affrontata.Si dice che il timore degli imputati ha impedito loro di partecipare al processo ma non si fa riferimento ad alcun elemento fattuale”.Ma al momento resta confermata l’udienza del 23 giugno nella quale è prevista la requisitoria del pm mentre la sentenza dovrebbe arrivare a settembre, ben 10 anni dopo da quandoGiulio Regeniè stato trovato morto.

Anche se rischia di slittare di qualche mese la sentenza, la prima Corte d’Assise di Roma, infatti, si è riservata di decidere entro il 15 giugno su alcune eccezioni sollevate dalle difese dei quattro 007 egiziani imputati per il sequestro, le torture e l’uccisione del ricercatore friulano. Secondo la difesa non c’è stata una volontaria sottrazione al processo: “In questa nuova situazione non c’è volontarietà”, richiamando: il “timore” come paradigma giuridico interno al processo e “l’assoluta impossibilità” richiamata dalla Corte Costituzionale anche nei casi legati alla mancata partecipazione degli imputati. La Corte dovrà ora stabilire se tali eccezioni possano incidere sulla prosecuzione del dibattimento, nei tempi stabiliti o se le date verranno nuovamente slittate.

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