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Proteste Iran, Khamenei se ne lava le mani: “Colpa di Trump, cadrà come ogni tiranno”

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Un arrogante che verrà rovesciato“. L’ayatollah Ali Khamenei non le manda a dire quando si parla del presidente Usa Donald Trump. La Guida Suprema dell’Iran spara a zero sull’inquilino della Casa Bianca nel discorso alla nazione che anch’essa in verità rischia il rovesciamento con le inesauribili proteste di piazza di un popolo ridotto alla fame.

Ma, per Khamenei la colpa sarebbe proprio del tycoon che avverte del fatto che “tutti i tiranni sono caduti quando erano all’apice del loro potere“. Un attacco che è replica diretta alla minaccia del presidente a stelle e strisce di intervenire contro il regime se avesse continuato ad uccidere i manifestanti. “Le sue mani sono sporche del sangue degli iraniani“, rimarca accusandolo per aver ordinato gli attacchi durante la guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran lo scorso giugno per contrastare la ripresa del programma nucleare nel Paese degli ayatollah.

Insomma, la Guida Suprema sembra essersi sentita spodestata quando Trump ha affermato “di poter agire come il padre della nazione iraniana“, tanto che non manca nel fargli sapere “che gli uomini arroganti del mondo, come il Faraone, Nimrod, Reza Khan e Mohammad Reza, sono stati rovesciati al culmine“. Quindi, il messaggio è chiaro: “Pensi ai problemi degli Stati Uniti“.

Quanto strettamente alle proteste in corso, che hanno portato a sanguinosi scontri con oltre 45 morti, Khamenei ha avvertito che la Repubblica islamica “non cederà di fronte ai sabotatori“. Sabotatori che sarebbe sostenitori di Donald Trump ed ogni azione sovversiva messa a punto, è decifrata dall’ayatollah come azioni “per compiacereil presidente Usa. “Tutti dovrebbero sapere che la Repubblica islamica è salita al potere con il sangue di diverse centinaia di migliaia di persone onorevoli“, chiosa Khamenei che tuttavia invita “i cari giovani” a “mantenere la prontezza e l’unità, perché l’Iran rimanga una nazione unita in grado di superare ogni nemico“.

In sostanza, però, oltre ad inviare invettive contro l’inquilino della Casa Bianca, Khamenei ha dinanzi ai suoi occhi un popolo che sta alzando la testa contro le mancate libertà civili e democratiche, soffocate per decenni da un regime sordo alle richieste dei cittadini che sono stretti anche nella morsa delle difficoltà economiche.

Ed è questa, a tutti gli effetti, la cornice entro cui dipingere l’attuale Iran, dove sono tre settimane che studenti e civili sono in piazza per protestare contro il carovita. Quasi un mese in cui il peso della galoppante inflazione e la fame ha condotto ai violenti scontri con le forze dell’ordine che hanno macchiato di sangue le strade di oltre 170 località in tutto il Paese, dove anche una vittima sarebbe troppo.

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