La protesta degli studenti francesi ha trovato uno dei suoi epicentri nel liceo Paul-Éluard di Saint-Denis, nella periferia settentrionale di Parigi. È qui che le denunce sulle condizioni della scuola pubblica si sono trasformate in una mobilitazione contro quello che gli studenti considerano un progressivo abbandono delle periferie. L’istituto, dedicato al poeta surrealista Paul Éluard, viene descritto dagli stessi ragazzi come un edificio segnato da problemi strutturali e da servizi insufficienti. “Il nostro liceo cade a pezzi”, queste le parole dei giovani riportate anche da La Repubblica.
Infatti, le testimonianze raccolte raccontano di servizi igienici in condizioni precarie, mancanza di sapone e carta igienica e porte rotte. A queste difficoltà si aggiunge la presenza di topi, segnalata dagli studenti da tempo e arrivata, secondo le loro denunce, anche all’interno delle aule. Un altro problema riguarda il personale, alcune classi rimarrebbero senza insegnante titolare e senza una sostituzione. Nel liceo, gli studenti riferiscono che ci sarebbe una sola infermiera, peraltro non presente a tempo pieno, mentre mancherebbe un assistente sociale.
Gli slogan della protesta nel liceo di Parigi
Il malcontento è diventato visibile anche attraverso gli slogan esposti durante le manifestazioni a Parigi. I cartelli contestano le politiche rivolte alle periferie e chiedono maggiori risorse per l’istruzione. Tra le frasi più significative compare il gioco di parole tra il bac, il diploma conclusivo delle scuole superiori francesi, e la Bac, la Brigade anticriminalité: “Chiediamo il bac, ci mandano la Bac”. Il riferimento è alla presenza delle forze dell’ordine durante le proteste e rappresenta, per gli studenti, la percezione di una risposta dello Stato più orientata al controllo che ad un vero confronto.
A sostenere pubblicamente i ragazzi è intervenuto Bally Bagayoko, sindaco di Saint-Denis esponente della France Insoumise, che ha incontrato più volte i manifestanti davanti al liceo. Il primo cittadino ha definito “legittime le rivendicazioni degli studenti” e ha invitato il governo a confrontarsi direttamente con loro. Allo stesso tempo, le sue dichiarazioni sulle proteste hanno provocato una reazione delle autorità e il prefetto di polizia ha segnalato alla procura di Bobigny alcune sue affermazioni, ipotizzando “una possibile provocazione” a commettere un reato.
Il ruolo di Mélenchon
Sul fronte politico è intervenuto anche Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insoumise, che ha chiesto a eletti, militanti e genitori di fare da intermediari durante gli interventi delle forze dell’ordine per lo sgombero dei blocchi. Mélenchon ha accusato il governo di privilegiare la repressione e ha invitato il movimento a mantenere una posizione di forte opposizione. “Bisogna tenere testa alle brutalità della polizia”, ha affermato il leader. In seguito, attraverso un messaggio video diffuso sui social, ha però richiamato gli studenti alla non violenza.
La protesta di Saint-Denis nella periferia di Parigi, si trova così al centro di un confronto che va oltre le singole condizioni di un solo istituto. Il liceo Paul-Éluard è diventato quindi il simbolo di una protesta che denuncia il rapporto tra le periferie francesi e lo Stato.
© Riproduzione riservata

