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Nagasaki 80 anni dopo, tra gli appelli per lo stop al nucleare e la paura di una nuova atomica

Nel 1945 a Nagasaki morirono 27mila persone a causa dell'esplosione, ma negli anni successivi il numero arrivò a 70mila cittadini su un totale di 200mila. Le conseguenze delle radiazioni e dei fumi tossici lasciarono indebolito un intero popolo. La guerra mondiale era finita, ma il Giappone ne ha pagato a lungo il prezzo più caro

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Sono passati 80 anni dal 9 agosto 1945, uno dei due giorni maledetti in cui gli Stati Uniti decisero di colpire il Giappone con la bomba atomica. A 48 ore di distanza dal primo missile sganciato su Hiroshima, arrivò il turno di Nagasaki. Oggi si ricordano le vittime di quella tragedia, con l’obiettivo di cercare di garantire che in futuro non si verifichino più episodi simili.

L’utilizzo di una bomba che non è mortale solo al momento della sua esplosione, ma che rende tossico il territorio colpito e rende invivibile l’esistenza di coloro che sono sopravvissuti. Scene raccapriccianti, dolore e cicatrici, così come malattie che si palesano all’improvviso e che vengono trasmesse alle nuove generazioni. Tutti elementi che non possono essere dimenticati, soprattutto in un periodo storico come il nostro, in cui il rischio di ricadere negli orrori del passato sembra essere sempre più vicino.

Lo ha ricordato anche il sindaco della città, Shiro Suzuki, il quale è intervenuto nel corso della cerimonia ricordando gli orrori del passato e chiedendo a gran voce l’abolizione delle armi nucleari. “Non sono più ammissibili ritardi“, ha spiegato il primo cittadino di Nagasaki, aggiungendo durissimo: “Questa è una crisi per la sopravvivenza umana che si avvicina sempre più a ognuno di noi“.

A Nagasaki tornano a suonare insieme le campane della cattedrale distrutta dalla bomba atomica

All’evento hanno preso parte circa 3mila persone, tutte riunite per ricordare la catastrofe che ha colpito il Paese. Alle 11:02, orario in cui è stata sganciata la bomba Fat Man, è stato osservato un minuto di silenzio, poi sono state udite suonare insieme per la prima volta in 80 anni le due campane della cattedrale della città, distrutta dall’esplosione. Solo una delle campane fu ritrovata integra e nel 1959 la Chiesa venne ricostruita nella sua interezza.

Poi, grazie all’azione di un professore universitario americano, il cui nonno partecipò al Progetto Manhattan che sviluppò le armi nucleari, fu possibile ricostruire anche l’altra campana. Questo riuscì a raccogliere 125mila dollari dai cattolici americani proprio per finanziare la nuova campana, che è stata inaugurata a Nagasaki la scorsa primavera.

Nagasaki, le testimonianze dei sopravvissuti

Di grande valore storico le testimonianze dei pochi sopravvissuti all’esplosione, anche se spesso non più in vita. Il sindaco di Nagasaki ne ha citata una nel corso del suo intervento. “Intorno a me c’erano persone con gli occhi fuori dalle orbite… I corpi erano sparsi come pietre“, ha ricordato il primo cittadino, appellandosi poi ai leader internazionali affinché orrori simili non accadano.

Nel 1945 a Nagasaki morirono 27mila persone a causa dell’esplosione, ma negli anni successivi il numero arrivò a 70mila cittadini su un totale di 200mila. Le conseguenze delle radiazioni e dei fumi tossici lasciarono indebolito un intero popolo. Il novantenne sopravvissuto Hiroshi Nishioka, che si trovava a  soli tre chilometri dal luogo in cui la bomba esplose, ha ricordato la brutalità che fu costretto a vivere nel corso della sua infanzia.

“Anche i più fortunati, che non erano rimasti gravemente feriti, iniziarono gradualmente a sanguinare dalle gengive e a perdere i capelli, e uno dopo l’altro morirono“, ha raccontato, sottolineando che anche a seguito della fine della guerra, in Giappone continuò ad esistere il terrore nascosto e silenzioso delle radiazioni nucleari.

La cerimonia per gli 80 anni dalla catastrofe di Nagasaki

Alla cerimonia hanno preso parte 94 Paesi e Regioni, tra questi però è stata esclusa la Russia in quanto impegnata nell’invasione ucraina. Israele invece era presente, anche a seguito di quanto accaduto lo scorso anno quando le delegazioni americana e di altri Paesi del G7 deciso di non prendere parte alla cerimonia per soliderietà.

“Ricordare il passato catastrofico deve spingerci a costruire un presente e un futuro pacifici“, gli ha dato man forte il segretario dell’Onu, Antonio Guterres, il quale ha ricordato come oggi il pericolo delle armi nucleari sia tornato a preoccupare la popolazione. Ciò che serve, quindi, è non dimenticare e continuare a lavorare insieme per costruire un mondo che sia finalmente libero dalle armi nucleari.

Nel suo discorso, il premier nipponico Shigeru Ishiba ha invece promesso di mantenere l’impegno decennale del Giappone di non possedere, produrre o consentire l’uso di armi nucleari. Al contempo, il governo di Tokyo continuerà a lavorare per realizzare un mondo in cui sono assenti le armi nucleari ed atomiche. Un tentativo di non ripetere mai più quanto subito dal popolo giapponese. Una solenne promessa alle vittime dell’atomica, che ancora oggi riecheggiano nei ricordi dell’unico popolo a subire sulla propria pelle le conseguenze di un attacco nucleare.

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