La Svizzera abbraccia la linea tedesca sui migranti con un annuncio che arriva a bruciapelo. In sostanza, in base al nuovo patto sull’immigrazione, laTettoia d’Europarimanderà in Italia i richiedenti asilo che si sono spostati sul suo territorio dopo essere sbarcati sulle coste della penisola.
La notizia, rilanciata sulle pagine delCorriere della Sera, si inserisce nella questione dei cosiddettidublinanti, ovvero i richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui sono stati identificati secondo le procedure del Regolamento Dublino II del 2003, si spostano in un altro Stato dove fanno una nuova richiesta di asilo: in questo caso il Regolamento prevede che devono essere riportati nel Paese in cui sono stati identificati la prima volta e a cui aspetta la gestione della domanda.Questione che continua così ad essere la spina nel fianco del governo Meloni.
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La ripresa dei rimpatri è stata annunciato dalla portavoce elvetica della segreteria di Stato per la migrazione,Magdalena Bakerche, parlando al canale tedesco della tv pubblica, ha specificato come la procedura riprenderà in modo graduale e riguarderà all’inizio poche persone.
La portavoce ha così specificato che i voli di rientro sono già stati programmati dalla Svizzera a partire dalla fine di agosto. Benché ristretto nei numeri, insomma, il caso ha tutto il retrogusto della valenza politica e il quadro è piuttosto chiaro.In un’Europa dove l’anti immigrazione è la spinta dei consensi a destra, nessuno vuole mostrare cedimenti in materia di immigrazione.
“È interesse della Svizzera che la ripresa sia gestita in modo sostenibile per entrambe le parti, affinché il sistema funzioni in modo duraturo e non venga sovraccaricato“, scandisce Baker aggiungendo che al momento non è stato raggiunto alcun accordo con l’Italia per la gestione dei rimpatri.
Quali erano quindi finora gli equilibri? Subito dopo l’insediamento a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni, a partire dalla fine del 2022in Italia sono state sospese le procedure di riammissione dei migranti da altri paesi europei. Si tratta, in sostanza, di stranieri che dopo essere approdati in Italia si sono spostati in altri Stati dove hanno chiesto accoglienza. Il trattato di Dublino, però, prevede che questa domanda vada esaminata per l’appunto dalla nazione di ingresso del migrante, il che metteva Roma in una condizione di forte pressing e inadempienza. E proprio quattro anni fa,il meccanismo è stato bloccato sostenendo che l’Italia era sottoposta ad un flusso migratorio insostenibile.
Intanto, nel 2025 è stato sottoscritto ilnuovo patto Ue sulla migrazioneentrato in vigore nel giugno scorso, prevedendo aiuti e compensazioni per gli Stati che subiscono questi flussi migratori a patto però che questi ultimi rispettino le altre parti del trattato. Come l’obbligo di esaminare le richieste d’asilo. Dal canto suo la Svizzera, pur non essendo territorio dell’Unione europea, aderisce all’accordo sulla libera circolazione di Schengen, reclamando il rispetto del nuovo patto sulla migrazione. Ora, quindi,occorrerà attendere come reagirà l’Italia.
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