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Board of Peace, Trump firma a Davos: “Gaza diventerà una splendida proprietà”

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Firme apposte e Board of Peace creato. Il progetto del presidente a stelle e strisce, Donald Trump, di creare un comitato internazionale con tanto di obolo da un miliardo di dollari, per gestire la fase due del conflitto nella Striscia di Gaza, sembra essersi avviato. Al Forum economico di Davos, l’inquilino della Casa Bianca, e i leader dei Paesi membri hanno firmato la creazione del Consiglio di Pace per la conclusione della guerra nell’enclave, divenendo così un’organismo internazionale riconosciuto ed effettivo.

Alla firma hanno partecipato, tra i 20, il presidente argentino, Javier Milei, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, il primo ministro della Bulgaria Rosen Zeljazkov, il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orban, il presidente indonesiano Prabowo Subianto.

Questa iniziativa storica per la pace, il Board of Peace può essere fra gli organismi più importanti mai costituiti e per me è un onore essere presidente, esordisce alla cerimonia della firma con sorriso a 36 denti il presidente Trump, scandendo con tutta la sua verve distintiva come sia una “cosa che prendo molto sul serio“. Un’iniziativa che, a detta del tycoon, avrà vita lunga, considerando che si tratti “di un ottimo gruppo di persone che guidano questo organismo e quasi tutti i Paesi voglio esserne parte, andrà benissimo“.

Quanto al timore espresso da più parti tra leader ed analisti secondo cui il Board potesse essere un modo per sostituire l’Onu, il presidente a stelle e strisce corre ai ripari, a modo suo. Le Nazioni Unite hanno “un grande potenziale, è piena di persone fantastiche, ma non lo sfrutta” per poi infatti assicurare nonché porre l’accento sulla buona riuscita che avrà il suo progetto.

Il genero di Trump, Jared Kushner, nel suo intervento a Davos in occasione della firma del Consiglio, ha svelato il “piano generale” per il futuro di Gaza, mostrando una mappa dove sono mostrate le aree abitate e le infrastrutture nella Striscia. In sostanza, il progetto sarà realizzato in fasi, tra cui “alloggi per i lavoratori, occupazione al 100% e opportunità per tutti” anche per il turismo costiero e sarà costruito in tre anni.

Intanto, il leader del comitato tecnicocratico palestinese, Ali Shaath, il valico di Rafah a Gaza riaprirà la prossima settimana: “Un vero passo in avanti e segna una nuova direzione“. Il valico, infatti, è chiuso dal maggio del 2024, da quando Israele ha preso il controllo del sud della Striscia di Gaza.

Di sottofondo, però, resta la convinzione trumpiana di come sia fervente la volontà di aderire al tentativo dell’inquilino della Casa Bianca di “privatizzare” la gestione delle crisi al di fuori dei canali classici. Una convinzione che sembra piuttosto perdere approvazione di ora in ora. Dopo la frenata del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sulla partecipazione dell’Italia, parlando di “momentanea incompatibilità costituzionale con lo status del board”, anche il Regno Unito declina la partecipazione.

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