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San Francesco d’Assisi e la cura, Rondoni: ‘Non solo gesto medico ma attenzione a dignità della persona’

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In un tempo segnato da nuove solitudini e da nuove domande sul senso del vivere,tornare a San Francesco significa riscoprire proprio questo sguardo di cura, capace di riconoscere nella fragilità non uno scarto, ma una via di luce“. E’ così cheDavide Rondoni, presidente del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, introduce l’incontro su “San Francesco e la cura. L’umanità nella medicina”nella cornice di Palazzo Arcivescovile di Siena.

Un evento in cui hanno dialogato figure di peso istituzionale, ecclesiale e professionale, alla presenzadel Card. Augusto Paolo LojudiceArcivescovo di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino e Vescovo di Montepulciano- Chiusi-Pienza,Marco Villani, vice segretario generale della Presidenza del Consiglio e coordinatore del Comitato,Rosy Bindi, già ministro della Sanità,Antonio Barretta, direttore generale dell’AOU Senese e professore ordinario di Economia aziendale all’Università degli studi di Siena e diIsabella Gagliardi, professoressa ordinaria di Storia del Cristianesimo e delle Chiese presso il Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze.

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Rondoni declina così il tema della cura nel messaggio delPoverello d’Assisi, nell’intrinsecoconcetto olistico e radicale, che si traduce nella vicinanza agli ultimi, nel rispetto di ogni creatura e nell’attenzione fraterna.

San Francesco ha conosciutola sofferenza come luogo in cui l’umano si rivela nella sua verità più profonda” spiega il poeta ponendo l’accento sulla città di Siena, che in occasione dell’800esimo anniversario della morte del Santo e nell’anno speciale voluto dal Papa, ricorda il profondo legame tra Francesco e la città dove il Santo venne per curare la sua vista e dove dettò il suo piccoloTestamento. Ed è così, difatti, che il tema della cura assume un significato ancora più intenso: “Non è soltanto gesto medico, ma attenzione alla persona, alla sua ferita, alla sua dignità“.

Nell’evento promosso dal Comitato nazionale, l’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino, la Diocesi di Montepulciano Chiusi-Pienza, dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese e dall’Opera della Metropolitana di Siena, Rondoni tiene a puntualizzare come, in un mondo come quello attuale segnato dalla guerra e colpito dalla sofferenza, la figura di Francesco ricorda che ogni uomo, soprattutto nel momento della fragilità,chiede di essere guardato, accompagnato, amato. Nessuna indifferenza allora è possibile far vivere, ma solo il messaggio di pura umanità, che San Francesco ha lasciato nel Cantico delle Creature: ‘Beati quelli ke ’l sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati’.

È una promessa che attraversa i secoli– spiega il presidente del Comitato –i sofferenti, coloro che portano il peso della prova nella pace, saranno incoronati. Per questo, infatti, si tratta di un messaggio che prende particolare concretezza nell’oggi, in questo“tempo segnato da nuove solitudini e da nuove domande sul senso del vivere“. Un tempo in cui tornare agli insegnamenti di Francesco significa “cominciare col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso ci si sorprenderà a fare l’impossibile“.

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