Francesca Nonino, l’influencer della grappa

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La responsabile comunicazione Web del Gruppo Nonino racconta a Il Difforme il suo linguaggio per i social e i prossimi obiettivi.

La sede centrale nel cuore di Roma è un biglietto da visita invitante per accogliere gli ospiti de Il Difforme. Qui a due passi da Piazza Navona, con vista sul Senato, Francesca Nonino ci racconta le emozioni e le responsabilità nel rappresentare la sesta generazione della sua famiglia, vera eccellenza del made in Italy nel mondo. Il Gruppo Nonino, infatti, è stato premiato nel 2019 come migliore distilleria a livello internazionale, il primo brand italiano ad ottenere questo riconoscimento. Francesca Nonino è anche conosciuta come influencer della grappa. Nell’epoca della Generazione Z e dei Millennials, dove tutto corre veloce sul mobile, era inevitabile registrare una video-intervista.
Il Difforme è anche questo.

Leggi e guarda la video intervista

Francesca Bardelli Nonino
Francesca Bardelli Nonino

Francesca, rappresenti la sesta generazione della tua famiglia, il gruppo Nonino: immagino che per te sia una grande responsabilità.
«Sì e se posso essere onesta il senso di responsabilità è chiaramente grande e anche l’ansia da prestazione».

In effetti ad elencare tutti i riconoscimenti aumenta il desiderio di fare sempre meglio.
«Mi sono sempre sentita di far parte di una famiglia di campioni, della migliore distilleria del mondo nel 2019, la prima distilleria italiana, il primo brand di grappa ad aver ottenuto questo riconoscimento. Tutti lavorano con grande passione, con amore e quindi c’è l’ansia di dire: ‘me lo merito di essere in questa azienda? Sarò degna? Però l’entusiasmo non manca».

Entusiasmo che si percepisce anche nel tuo modo di fare comunicazione. A proposito: hai inventato un nuovo linguaggio soprattutto per i social: come hai iniziato?
«Intanto, grazie! Non so se si possa dire che abbia inventato un nuovo linguaggio. Ho voluto rispondere ad un bisogno di comunicare che sentivo. Mi rendevo conto che c’erano tanti aspetti della nostra azienda che non riuscivano a essere mostrati».

Ci puoi fare qualche esempio?
«La Nonino è la migliore distilleria del mondo non solo per aver rivoluzionato il mondo della grappa, per l’eccellenza nella qualità della distillazione, ma anche per tante piccoli aspetti che si possono osservare nella vita quotidiana. Volevo dare spazio a questi dettagli. Ho pensato così che una comunicazione magari un po’ più rustica ma più diretta potesse far vedere la grandezza che c’è in Nonino in ogni piccolo dettaglio».

Possiamo dire che la tua comunicazione è senza filtri?
«E’ senza filtri perché questo aspetto è un po’ una caratteristica di famiglia, è nel mio Dna. Non riesco a trattenermi, dico quello che penso e penso quello che dico ma da un certo punto di vista credo che questo aiuti a capire l’autenticità. Penso che sia meglio essere più veri che perfetti».

Sei presente su Facebook, Instagram, Linkedin. Quale preferisci?
«Sono più presente su Linkedin perché sono una Linkedin Influencer!»

E’ un’altra definizione…
«Sono più presente su Linkedin perché quando si parla di grappa, di super alcolici bisogna realizzare sempre una comunicazione che sia responsabile. Ho pensato che Linkedin fosse la piattaforma perfetta proprio perché in grado di mettere in contatto i professionisti».

Un modo di fare rete.
«Si è sicuri di parlare con persone maggiorenni che sono in grado di comprendere la cultura che c’è dietro un distillato e la necessità di rispettare se stessi e quindi bere responsabilmente. Linkedin è l’unica piattaforma che permette di realizzare una targetizzazione per job title e questo per noi era veramente interessante».

Qual è l’obiettivo?
«L’obiettivo è quello di creare una cultura della grappa, il distillato italiano per eccellenza che sia alla portata di tutti. Quello che vorrei è che prima di tutto gli italiani fossero orgogliosi e innamorati della grappa quanto ne sono io perché la grappa è cultura, è tradizione, è parte della nostra storia. Ancora troppi italiani non conoscono la grappa: dal momento che la conosci te ne innamori».

Ti piace la definizione influencer della grappa?
«La definizione influencer della grappa mi fa scoppiare il cuore, perché pensavo fosse una cosa che non potesse esistere! Dal momento in cui mi è stata attribuita è come se avesse dato senso a tutto il lavoro di comunicazione che stavo portando avanti».

Ricordi come è avvenuto?
«E’ stata pura gioia: quando è uscito il primo articolo in cui venivo definita influencer della grappa ho pianto di felicità per 40 minuti! Ero veramente con le lacrime perché per me è meraviglioso veder associato il concetto di influencer, un termine veramente moderno e legato alla realtà di oggi, alla parola grappa, al distillato più antico italiano».

Com’è il rapporto con i tuoi follower?
«Sono appena stata al Vinitaly, mi ha colpito tantissimo vedere la relazione con loro perché magari tante persone credono che i followers siano solo un numero. Invece in tantissimi sono venuti a salutarmi, a chiedere di fare una foto insieme, a dire che ammirano il mio lavoro e la mia comunicazione».

Un episodio in particolare?
«Con una ragazza: sono sincera, mi sono un po’ commossa. Mi ha detto: ‘Francesca, ho visto la tua comunicazione, mi hai ispirato a mettere in gioco anche me stessa per l’azienda di famiglia’. E’ stato veramente bello soprattutto perché ho avuto la prova anche durante la pandemia che anche online, anche attraverso uno schermo si possano creare dei rapporti veri».

Per restare in tema di rapporti: è vero che hai voluto diventare sommelier per cercare di allontanare qualche scetticismo?
«Sono sommelier e WSET III livello, spronata dal mio orgoglio: ancora oggi può essere complicato essere una giovane donna nel settore degli alcolici. Poteva succedere che non venissi presa sul serio fin dal primo sguardo, per questo ho voluto mettere sul mio bigliettino da visita che sono sommelier e WSET III livello per far capire alla prima stretta di mano che ho una buona conoscenza sulle cose di cui parlo».

Immagino che i ricordi della tua infanzia siano legati alla distilleria.
«Una delle cose che mi piace ricordare di più è quando mio nonno mi portava in bicicletta in distilleria durante la vendemmia perché per me la vendemmia era quasi come una stagione. Coincideva con l’inizio della scuola, con la fine dell’estate e ad inizio autunno si iniziava a distillare. Il nonno ha sempre voluto rendere partecipi i segreti della distillazione e, alla nostra età, mi sembrava veramente un alchimista stregone».

Ci puoi svelare un segreto della distillazione?
«Mi faceva sentire i profumi, mi spiegava l’importanza di scegliere una materia prima, freschissima e di eccellente qualità. La prima semplice regola della distillazione è che non si può ottenere un distillato che abbia una qualità superiore rispetto alla materia prima scelta. Questo l’ho imparato fin da bambina grazie al mio Supernonno!»

Ci sono altri ricordi legati a questo periodo?
«La cosa molto bella del processo di distillazione della grappa è che si tratta di una economia circolare, quindi non ci sono sprechi: la vinaccia che viene distillata diventa un fertilizzate meraviglioso con cui mia nonna concima il suo orto. Così abbiamo dei pomodori grandi e buonissimi! Per questo dico: venite a trovarci, berrete la migliore grappa dell’universo e mangerete la migliore pasta al pomodoro».

La grappa che preferisci?
«La grappa della leggenda, la Picolit Cru Monovitigno Nonino, la prima grappa di singolo vitigno della storia. Per me lì c’è tutto l’amore, la passione della mia famiglia. Quando noi parliamo di grappa parliamo di un distillato che era considerato ‘l’acqua di fuoco che brucia anche la fame’, un prodotto fatto con gli scarti, povero, che non aveva grande valore ma che veniva utilizzato nella vita di tutti i giorni».

Poi cosa è cambiato?
«Mio nonno e mia nonna hanno avuto il coraggio, la visione di capire che non era il prodotto ad essere scadente ma il modo in cui veniva fatto ed hanno dato una nuova visione alla grappa ricercando l’artigianalità e la qualità assoluta. Sono riusciti a dimostrare che distillando la grappa si poteva mettere l’anima dell’uva nel bicchiere. Se oggi la grappa rappresenta l’eccellenza del made in Italy nel mondo è grazie a quanto hanno fatto Giannola e Benito Nonino il 1 dicembre 1973».

E’ questa la data che dobbiamo considere?
«E’ una data in cui si può parlare di grappa prima del 1 dicembre 1973 e dopo il 1 dicembre 1973 perché è cambiato tutto».

Tra l’altro c’è una curiosità legata proprio a questa grappa: è vero che è stata regalata a Gianni Agnelli?
«Si, e devo dire che la questione di essere influencer è di famiglia! La nonna è stata la prima a realizzare un influencer marketing in tempi ancora lontani, negli anni Settanta».

Anche questo è un primato.
«Quando è stata realizzata la prima grappa di Monovitigno il prezzo era molto alto rispetto alla grappa tradizionale: la grappa veniva venduta in galloni e costava 2.500 lire per una bottiglia da 2 litri mentre le sue ampolle di Cru Monovitigno Picolit da 250 ml costavano 8 mila lire più Ige. Si sparse la voce su questa grappa della rivoluzione grazie anche ad un articolo di Veronelli: la gente chiamava ma quando sapeva il prezzo… potete immaginare la reazione!»

E la svolta quando arrivò?
«Mia nonna preferì regalare questa grappa piuttosto che svenderla. Insieme a mio nonno cercò le persone più influenti del panorama economico italiano e tra questi Gianni Agnelli. Gli inviarono una ampolla di grappa Picolit con una lettera scritta a mano: Gianni Agnelli se ne innamorò tanto da mandare un autista per acquistare 60 bottiglie per i regali di Natale. Da lì è partita la conquista della grappa Nonino verso il mondo!»

Qual è il sogno di Francesca Nonino?
«Il sogno di Francesca Nonino è trasparenza di etichetta per la grappa, italiani innamorati pazzi della grappa e creare il mio distillato».

© Riproduzione riservata

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