Ore 23.30 di due anni fa, inizia l’inferno di Willy: «50 secondi di colpi»

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Ergastolo per i due fratelli, imputati per la morte del giovane 21enne ucciso dal branco. Il padre: «Una sentenza ineccepibile». La ricostruzione degli eventi che quasi due anni fa portarono alla morte di Willy

«Ero con Willy quando l’hanno colpito. Quando ho visto il primo calcio, ho provato a intervenire, ma sono stato respinto anch’io. Ora si stanno arrampicando sugli specchi, ma sono colpevoli tutti e quattro; per loro, senza distinzioni, mi auguro sia ergastolo», ha raccontato ai giornalisti in aula Samuele Cenciarelli, testimone del processo e amico della vittima.

Ed ergastolo è stato per Mario e Gabriele Bianchi, condannati dalla Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte. 23 invece gli anni di carcere decisi per Francesco Belleggia e 21 per Mario Pincarelli, coimputati insieme ai due fratelli.

L’accusa per tutti è di omicidio volontario, con aggravante della crudeltà e dei futili motivi. Il padre di Willy commenta: «Una sentenza ineccepibile».

Omicidio Willy: la dinamica

5 settembre 2020, ore 23.30: è sabato sera e, nella zona di Santa Caterina, in una affollata Colleferro, c’è voglia di divertimento. È all’interno del “Due di picche”, uno dei locali aperti proprio per rispondere a questo bisogno, che ha inizio la sequela di eventi che finirà in tragedia: uno dei tavoli è occupato dai fratelli Bianchi, noti picchiatori, e da Pincarelli e Belleggia; un altro invece da una comitiva di Paliano, lo stesso paese della vittima, con Federico Zurma, il giovane che Willy tenterà più avanti di difendere, e alcune ragazze, che vengono importunate con apprezzamenti pesanti.

I fratelli Bianchi nel frattempo escono di scena, mentre Pincarelli continua a prendere di mira una ragazza della comitiva.

È l’1.30 quando Federico Zurma e un altro ragazzo, Alessandro Rosati, si fanno indicare dalle amiche chi le ha tormentate e li affrontano. Parte una rissa, cui si aggiungono presto i fratelli Bianchi, lontani per essersi appartati con due ragazze e che vede Zurma andare al tappeto dopo che Belleggia gli ha sferrato un colpo.

Sono almeno tre i testimoni, come riferisce il gip di Velletri, Giuseppe Boccarrato, nell’ordinanza di custodia cautelare, secondo i quali i fratelli Bianchi sarebbero arrivati con un Suv nero «quando ormai la lite era finita», picchiando qualsiasi persona fosse presente sul posto.

Willy, ragazzo italo-capoverdiano di 21 anni, di ritorno a casa dal ristorante in cui lavora, delle persone coinvolte conosce solo Zurma, suo vecchio compagno all’alberghiero, e, vedendolo in difficoltà, decide di fermarsi e intervenire in suo favore. Il ragazzo cerca di porre fine pacificamente all’incontro e di far allontanare Zurma, ma viene coinvolto nella rissa. 

I 50 secondi di colpi e l’arrivo dei carabinieri

6 settembre 2020,  ore 3.23: Gabriele Bianchi colpisce con la pianta del piede al torace di Willy, che cade a terra; resta con lui solo l’amico Samuele Cenciarelli, poi testimone chiave nel processo. Gli aggressori infieriscono sul corpo con calci e pugni.

Secondo chi ha assistito, i due fratelli, esperti dell’arte marziale Mma, avrebbero picchiato Willy a ripetizione per 50 secondi. Anche quel poco tempo è abbastanza: una crepa al cuore e un colpo di karate alla giugulare portano danni irreversibili agli organi interni della vittima e gli costano la vita.

Ore 3.30: attirati dal rumore, il maresciallo Carella e altri carabinieri scendono in strada. Un passante spiega loro cosa sia successo, aggiungendo che a commettere il pestaggio sono stati dei ragazzi di Artena. All’arrivo delle forze dell’ordine, però, i picchiatori se ne sono già andati; vengono fermati 25 minuti dopo nel locale del terzo fratello Bianchi, Alessandro, e iniziano ad accusarsi a vicenda.

L’unico ad ammettere quanto fatto è Belleggia, la cui versione è l’unica a essere considerata credibile. Secondo Boccarrato, i quattro indagati non solo avrebbero «consapevolmente accettato il rischio di uccidere Willy, ma colpendolo ripetutamente, con una violenza del tutto sproporzionata alla volontà di arrecargli delle semplici lesioni», ma avrebbero anche previsto di ferirlo o ucciderlo.

L’arrivo dei soccorsi non basta a salvare la vita di Willy, la cui memoria e il cui spirito di altruismo e solidarietà inizia a trovare pace con la sentenza di ergastolo di ieri, chiesta dalla Procura di Velletri.

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