Si è conclusa in pochi minuti la perquisizione nello studio di Giovanni Di Vita, marito e padre delle due donne morte avvelenate probabilmente a causa della ricina lo scorso dicembre. Secondo gli ultimi aggiornamenti, l’uomoè stato portato in Questura, al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli.
Lo studio si trova di fronte alla casa dove Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sarebbero state avvelenate. Al momento non è ancora chiaro se gli inquirenti abbiano sequestrato del materiale. Inoltre, nel fascicolo per duplice omicidio aperto dalla Procura di Larinonon figurano indagati.
Leggi Anche
Secondo fonti sentite daLaPressenel mirino degli agenti ci sarebberodocumenti ed eventuale altro materiale informatico legato anche all’attività professionale di Gianni Di Vita. Al vaglio degli inquirenti quindi anche l’attività lavorativa del commercialista per comprendere se vi fossero eventuali dissapori o contrasti nati nell’ambito professionale. Infatti, nel suo studio da commercialista a Campobasso lavorava anche la moglie Antonella come consulente del lavoro. Nei fine settimana la donna si recava anche nello studio di Pietracatella, quello sottoposto a perquisizione in mattinata e dove qualche mese fa erano stati sequestrati dei dispositivi elettronici.
Morte avvelenate, ancora nessun risultato dagli esami degli esperti tedeschi
Mentre gli inquirenti cercano diricostruire i legamitra i componenti della famiglia ed altri eventuali rapporti lavorativisi attendono ancora gli esiti degli esami condotti dagli esperti tedeschi. Secondo quanto emerso, i termini concessi per due dei quattro quesiti posti sono scaduti tra fine luglio e fine agosto. Attualmente però ancora nessuna notizia di risultati ufficiali o di eventuali richieste di proroghe.
Massimo riservo anche dalla Procura che ha da subito descritto il caso come particolarmente complesso. I quattro interrogativi sui quali gli esperti tedeschi provano a fare luce riguardano la presenza della sostanza nei campioni biologici prelevati durantel’autopsia e la presenza della ricina nei 131 elementi raccoltidurante il sopralluogo di fine luglio. Gli altri due quesiti invece riguardano la presenza di anticorpi contro la ricina nel sangue di Gianni e Alice Di Vita, sorella e figlia delle vittime. Il più complicato riguarda proprio gli alimenti: dagli accertamenti dovrebbe emergere l’eventuale presenza della sostanza negli alimenti sequestrati dalla casa. Proprio quest’ultimo risulta particolarmente complesso.
© Riproduzione riservata













