Svolta giudiziaria a Milano nel processo d’appello nato dalla maxi inchiesta “Doppia Curva”, l’indagine che nel settembre 2024 aveva deterimanto l’azzeramento dei vertici del tifo organizzato di Milan e Inter. La Terza Sezione Penale della Corte d’Appello di Milano ha rideterminato in 8 anni di reclusione la pena per Luca Lucci, l’ex leader della Curva Sud rossonera.
In primo grado, nel giugno 2025, Lucci era stato condannato a 10 anni di reclusione. La riduzione della pena è il risultato di un concordato in appello(una sorta di patteggiamento in secondo grado) raggiunto tra la difesa dell’ex capo ultrà e la Procura Generale, che ha inglobato in continuazione anche altre condanne definitive precedentemente accumulate dall’imputato.
L’assoluzione delle accuse più gravi
L’esito più rilevante dell’udienza odierna riguarda l’accusa di essere stato il mandante del tentato omicidio di Enzo Anghinelli, l’ex ultrà rossonero ferito in un agguato nel 2019. Per questa imputazione, la pubblica accusa aveva richiesto un’ulteriore condanna a 5 anni (che avrebbe portato il totale a 13 anni complessivi). I giudici hanno deliberato per l’assoluzione di Lucci da questa specifica contestazione, approvando la tesi della difesa che insisteva sull’inoccenza dell’ultras
Un’assoluzione che arriva dopo che nei mesi scorsi l’altro imputato, Daniele Cataldo (ex vice di Lucci), aveva invece ammesso il proprio ruolo nell’agguato scagionando di fatto l’ex leader e indicando come il vero mandante un terzo.
La strada dei concordati
Lucci non è stato il solo ad perseguire la via del concordato. La stessa strategia difensiva è stata intrapresa da quasi tutti gli altri imputati di questo filone processuale (che si è svolto con rito abbreviato), a eccezione di Giuseppe Caminiti, figura ritenuta dagli inquirenti vicina alla ‘ndrangheta.
Tra le altre pene concordate figurano i 3 anni e 10 mesi per Alessandro Sticco e i 2 anni e 10 mesi per Islam Hagag. Mentre per quanto riguara gli altri epsonenti del tifo milanista e interista coinvolti, tra cui Renato Bosetti, Fabiano Capuzzo, Luciano Romano e Matteo Norrito, le posizioni sono state definite all’interno del medesimo maxi-filone d’appello, che ha quindi confermato l’impianto accusatorio della Direzione Distrettuale Antimafia sulla gestione illecita riguardo gli affari dello Stadio San Siro.
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