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Famiglia nel bosco “il percorso dei genitori è incompiuto”: la decisione dei giudici

Ok al ricongiungimento progressivo perché il recupero delle competenze genitoriali è ancora incompiuto. Resta il nodo della scuola e l’Autorità garante per l’infanzia sottolinea che non è stata presa in considerazione la valutazione presentata dalla psichiatra infantile della ASL di Lanciano-Vasto-Chieti

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C’è un punto fondamentale che spiega la decisione dei giudici del Tribunale per i minorenni dell’Aquila in merito al caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”. Nell’ordinanza dove è stato dato l’ok per il ricongiungimento progressivo, viene comunque specificato che il percorso per il recupero delle competenze genitoriali è ancora incompiuto, fa emergere La Repubblica. I tre bambini si trovano attualmente nella casa-famiglia di Vasto e il ricongiungimento dovrà avvenire seguendo varie tappe. Il primo passaggio sarà l’inserimento dei tre bambini nella scuola pubblica e poi si proseguirà con il monitoraggio dei cambiamenti della coppia.

In un secondo momento, a circa un mese di distanza dall’inserimento scolastico dei minori, saranno valutati i possibili rientri nel fine settimana. Ed è proprio la scuola uno dei nodi più complessi della vicenda: i giudici hanno considerato il fatto che Catherine è Nathan continuano a proporre un percorso scolastico domiciliare con due docenti per i tre figli. Sintomo di rigidità dei genitori e di una possibile paura che i piccoli possano mettere in discussione il modello educativo familiare avendo a che fare con coetanei e adulti diversi.

Nell’ordinanza viene anche specificato il rischio di condizionamento. In particolare viene riportato un episodio in cui Catherine aveva espresso preoccupazioni per le gite in spiaggia, ritenendo il mare pericoloso, per l’uso di creme solari e delle bottigliette di plastica. I giudici specificano che il problema non è il modello educativo proposto, ma le limitazioni in merito ad altre consuetudini che rischiano di generare ansia e paura nei bambini.

Secondo quanto emerso, i tre minori riterrebbero la struttura protetta più confortevole rispetto alla casa di pietra di Palmoli e di avere un ricordo piacevole dopo aver visto in tv “Il re leone”. Inoltre, i genitori avrebbero mostrato ai figli le raccolte di firme e i messaggi di sostengo, parlando di un ritorno a casa: un ulteriore elemento che potrebbe dare ai bambini false speranze.

Famiglia nel bosco, la riposta di Pillon

Nonostante l’ok al ricongiungimento progressivo, Simone Pillon, il legale della coppia, ha comunque annunciato reclamo alla Corte d’appello contro l’ordinanza. “Una luce in fondo al tunnel” commenta Tonino Cantelmi, consulente dei Trevallion. Stessa metafora utilizzata dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che però smorza: “Un tunnel di cui tuttavia si intravede con fatica l’uscita”.

La Garante sottolinea che “la decisione del Tribunale non sembra inoltre tenere nella necessaria considerazione quanto espresso dal servizio di neuropsichiatria infantile della ASL di Lanciano-Vasto-Chieti, che ha descritto alcuni comportamenti dei bambini come sintomi di una sindrome da stress post-traumatico, parlando di ‘urgenza clinica’, e ha indicato come necessario il reinserimento immediato in famiglia”.

Poi aggiunge: “Alla vigilia dell’inizio delle lezioni i bambini non risultano ancora iscritti ad alcun istituto. La libertà nella scelta educativa per i figli. Un diritto sancito dalla Costituzione”. La Garante conclude dicendo che questo diritto “per la famiglia nel bosco e per qualunque altra famiglia, non può essere pregiudicato”.

© Riproduzione riservata

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