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Delfin, ricorso di Basilico contro il riassetto: scontro tra gli eredi Del Vecchio

Rocco Basilico, uno degli eredi di Luxottica, contesta in Lussemburgo il trasferimento di quote da 10 miliardi a Leonardo Maria Del Vecchio. Al centro, procedure assembleari e nuovi equilibri in Delfin

2 Min di lettura

Rocco Basilico ha presentato ricorso presso una corte del Lussemburgo contro la procedura che ha dato il via libera al trasferimento del 25% della holding Delfin a Leonardo Maria Del Vecchio, proprietario del marchio Ray-Ban. L’operazione, dal valore stimato di circa 10 miliardi di euro, rappresenta un passaggio chiave nel riassetto della cassaforte finanziaria della famiglia, principale azionista di EssilorLuxottica.

Le contestazioni sulla procedura per Delfin

Secondo Basilico, la delibera approvata nell’assemblea del 27 aprile non avrebbe rispettato i requisiti necessari in termini di voti. Il via libera al trasferimento delle quote, pari al 12,5% ciascuno da Paola e Luca Del Vecchio, è arrivato con il consenso di 6 soci su 8, mentre Basilico e Claudio Del Vecchio hanno votato contro.

L’erede contesta in particolare la legittimità dell’iter decisionale e l’ordine del giorno dell’assemblea, elementi che potrebbero mettere in discussione l’intera operazione.

Dividendi e tensioni tra soci

Lo scontro non si limita al riassetto azionario. Basilico è stato anche l’unico a opporsi alla decisione di distribuire l’80% degli utili sotto forma di dividendi nel prossimo triennio. Una scelta che evidenzia una visione diversa sulla gestione della holding e sulle strategie finanziarie future.

Nonostante il ricorso, fonti finanziarie sottolineano che l’iniziativa legale non blocca il trasferimento delle quote, che può quindi procedere parallelamente al contenzioso. La vicenda, anticipata da Bloomberg, apre comunque un nuovo fronte di tensione all’interno della famiglia Del Vecchio, già alle prese con un delicato equilibrio tra gli eredi del fondatore di Luxottica.

Il ricorso di Basilico più che una semplice disputa legale appare come una divergenza profonda su governance, potere e visione strategica. In gioco non c’è solo una questione di procedure ma il controllo futuro di uno dei più importanti imperi industriali italiani. In esso ogni decisione pesa miliardi e ridefinisce i rapporti di forza tra gli eredi.

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