È morto a 74 anni Ryu Murakami, tra gli autori più anticonformisti e controversi della letteratura giapponese contemporanea. Lo scrittore si è spento il 17 ottobre nella propria abitazione a Tokyo, ma la notizia della sua scomparsa è stata resa pubblica soltanto oggi dalla casa editrice Gentosha. I funerali si sono svolti in forma privata, alla presenza dei familiari. Con lui scompare una delle voci più originali della narrativa nipponica, capace di raccontare le contraddizioni di una società in rapida trasformazione attraverso storie crude, personaggi inquieti e situazioni spesso estreme.
Nato il 19 febbraio 1952 a Sasebo, nella prefettura di Nagasaki, Murakami aveva conquistato la notorietà nel 1976 con il romanzo d’esordio “Blu quasi trasparente”, un’opera destinata a lasciare un segno profondo nella letteratura del suo Paese. Il libro affrontava senza filtri il consumo di droghe, la promiscuità sessuale dei giovani giapponesi, offrendo uno spaccato provocatorio di una generazione distante dai modelli tradizionali. Il successo fu immediato, dopo aver ottenuto il premio Gunzo per esordienti, il romanzo vinse il prestigioso premio Akutagawa, portando il suo autore all’attenzione della critica e del grande pubblico.
Ryu Murakami e la scrittura provocatoria
La definizione di “enfant terrible” della letteratura giapponese accompagna da decenni il nome di Ryu Murakami. La sua narrativa si è distinta per la capacità di affrontare temi scomodi, mettendo in discussione l’immagine rassicurante di un Giappone ordinato e tecnologicamente avanzato. Solitudine, alienazione, ribellione, desiderio e violenza sono diventati elementi centrali della sua scrittura, influenzata anche dal cinema, dalla musica rock e dalla cultura occidentale degli anni ’60 e ’70.
Tra le opere più significative emerge “Coin Locker Babies”, pubblicato nel 1980, che racconta la vicenda di 2 bambini abbandonati alla nascita e il loro percorso segnato dall’emarginazione, dalla rabbia e dalla violenza. Il romanzo ottenne nel 1981 il premio Noma per nuovi autori e nel corso della sua carriera lo scrittore ha continuato a esplorare le inquietudini del mondo contemporaneo attraverso opere come “69. Sixty-nine”, ritratto di una giovinezza animata dalla musica rock e dal cinema, “Audition”, intenso thriller psicologico, “Piercing”, “Tokyo Soup”, “Love & Pop” e “I grandi successi dell’era Showa”. In “Esodo nel paese della speranza” ha invece rivolto l’attenzione alla globalizzazione e ai suoi rischi.
Dalla letteratura al cinema
L’attività di Ryu Murakami non si è limitata alla scrittura. Infatti, appassionato di musica, ha suonato la batteria in un gruppo rock e ha sviluppato un rapporto stretto con il mondo del cinema, cimentandosi nella sceneggiatura e nella regia. Ha diretto personalmente diversi adattamenti delle proprie opere, tra cui “Blu quasi trasparente” nel 1979, “Bene amico” nel 1983, “Raffles Hotel” nel 1989, “Tokyo Decadence” nel 1991 e “Because of You” nel 2000.
Anche altri registi hanno trovato nei suoi romanzi una fonte d’ispirazione e tra gli adattamenti più conosciuti ci sono “Audition” di Takashi Miike, uscito nel 1999, “Love & Pop” di Hideaki Anno, del 1996, “69” di Lee Sang-il, del 2004, e “Piercing” di Nicolas Pesce, del 2018. Accanto alla narrativa e al cinema, Murakami si è dedicato alla saggistica, affrontando questioni economiche, culturali e sociali e osservando con spirito critico le trasformazioni del Giappone.
© Riproduzione riservata

