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Cantina Antinori, un racconto tra tradizione e innovazione

Cantina Antinori rappresenta perfettamente l'italianità che non passa indifferente. La visita guidata è un racconto di storia della tradizione e innovazione, due elementi che si fondono insieme e danno vita a vini di eccellenza. Il Tignanello ne è un esempio

6 Min di lettura

Stiamo parlando di un’opera di architettura contemporanea immersa tra le colline toscane. Siamo nel cuore del Chianti classico, esattamente nella Cantina Antinori. E’ già passando dalla strada che comincia ad intravedersi l’immensa struttura scavata nella terra come una radice e in grado di fondersi perfettamente con il terreno, seguendone le linee.

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A non rimanere inosservata è la scala, dalla forma elicoidale, che sembra quasi scomparire nei vigneti. L’ingresso, infatti, avviene proprio scendendo, come fosse un ritorno ad un luogo originario, per poi risalire nuovamente. È qui che c’è un luogo che non si limita a produrre vino ma che lo racconta.

Cantina Antinori, il racconto della tradizione

La Cantina Antinori, sede simbolo di una delle famiglie più antiche del vino italiano, non solo produce ma racconta perfettamente la storia e la tradizione che si celano dietro il prodotto. Le pareti color ocra, il legno scuro e la luce filtrata dall’alto costruiscono un’atmosfera silenziosa, a tratti sacrale. La cantina è stata progettata dall’architetto Marco Casamonti (studio Archea Associati) con l’idea di realizzare una struttura totalmente integrata nel paesaggio. L’edificio non si posa solo sulla collina, ma nasce dentro questa. E’ infatti scavato nella terra e lo scopo è quello di ridurre l’impatto visivo e termico.

Qui il vino è presentato come esito di tempo e attesa. Proprio come afferma Piero Antinori in un video proiettato nel bel mezzo della visita guidata, ci vogliono periodi lunghi per vedere risultati di un vigneto: esattamente un minimo di 7 anni. Poi ancora aggiunge che uno dei segreti più semplici e più potenti è che il vino è prodotto nella terra dove tutto è cominciato: dalle viti nel cuore del Chianti classico. 

La qualità del vino: il territorio e il sughero

Altra forza della cantina sta nella capacità di custodire il proprio patrimonio culturale e tecnico, integrandolo con sperimentazioni contemporanee, racconta una delle figlie di Piero Antinori, Allegra, che prosegue nell’attività di famiglia. Tradizione e innovazione si fondono perfettamente per creare un prodotto di eccellenza. La qualità del vino non dipende solo dalla vigna o dalla cantina: anche l’imbottigliamento gioca un ruolo decisivo. Insomma, nulla qui è lasciato al caso.

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Durante la visita viene spiegato come il territorio influenzi direttamente il carattere del vino: la composizione del suolo determina profumi, struttura e profondità del sorso. In particolare una terra più argillosa regala vini strutturati, intensi e profondi, mentre terreni più sabbiosi o drenanti danno vini più morbidi, leggeri e immediati. Allo stesso modo, anche la scelta del sughero non è un dettaglio marginale: il tappo diventa custode del vino nel tempo, proteggendolo durante l’invecchiamento. Ogni fase, dal filare alla bottiglia, è parte dello stesso equilibrio.

Tra tradizione e innovazione: Il Tignanello

A caratterizzare la storia della Cantina Antinori è anche un’innovazione che negli anni 70 cambiò la tradizione del vino italiano. Stiamo parlando del Tignanello, uno dei più noti prodotti dell’azienda. Questo nasce da un’idea precisa: prendere il Sangiovese, vitigno profondamente toscano e elevarlo con una lavorazione e un taglio allora innovativi.

Negli anni ’70 fu uno dei primi vini italiani ad essere affinato in barrique francesi e ad essere assemblato con piccole quantità di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Una scelta oggi comune, ma all’epoca rivoluzionaria.

La mano dell’enologo: Giacomo Tachis con il Tignanello

Tratto ancora più fondamentale e determinante in un buon prodotto, come nel caso del Tignanello, è la mano dell’enologo. Se un vino è grande, è perché qualcuno ha saputo immaginarlo prima. Il Tignanello porta la firma di Giacomo Tachis, l’uomo che negli anni ’70 introdusse l’uso della barrique e il taglio internazionale, aprendo una strada nuova per il Sangiovese. Ma quella scelta fu possibile perché Piero Antinori ebbe la visione e il coraggio di crederci. È in quell’incontro – tra intuizione tecnica e sguardo lungo – che nasce l’identità del Tignanello.

Giacomo Tachis, considerato il padre dell’enologia moderna italiana, rivoluzionò il modo di fare vino in Italia tra gli anni ’70 e ’90. Con il Tignanello ha dimostrato che innovare non significa tradire la tradizione ma permetterle di evolversi. È sua la mano che ha dato voce al Sangiovese in una forma nuova e sua la visione che ha aperto la strada ai grandi rossi toscani conosciuti nel mondo.

Antinori, un marchio non che vende ma che acquista..

Oggi Cantina Antinori oltre a confermarsi costantemente eccellenza italiana, si contraddistingue dai suoi competitor per la forte identità: è un marchio che non vende a fondi stranieri, come accaduto in molti altri casi, ma bensì che acquista. Basti guardare all’azienda Jermann, altro leader indiscusso nella produzione di vini bianchi di altissima qualità, le cui quote di maggioranza sono state acquisite da Antinori nel 2021.

Ad oggi la famiglia toscana controlla dunque anche l’inconfondibile Vintage Tunina, prodotto di punta della cantina friulana e che non ha proprio nulla da invidiare ai rivali francesi. Insomma Marchesi Antinori ha 600 anni di storia da raccontare ma considerando tutto ciò, altrettanti ancora da scriverne.

© Riproduzione riservata

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