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San Siro verso la vendita: al via il Consiglio che deciderà il futuro dello stadio

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E’ il giorno della verità. A Milano si scrive il futuro dello stadio di San Siro. Il Consiglio comunale si è riunito per votare sull’operazione di vendita del Meazza. Niente rinvii ad altre riunioni ammessi, perché il tempo scorre e domani scade il timer della proposta di acquisto per i club di Inter e Milan. E così mentre in aula si consiglieri si chiudono a mo’ di Conclave dalle 16.30, fuori da Palazzo Marino si sono riuniti i manifestanti dei comitati contro la demolizione del Meazza.

Dopo i vari interventi previsti per discutere dell’annoso dossier San Siro, ci sarà il vaglio degli emendamenti, le dichiarazioni di voto e lo scrutinio finale. L’esito sembra essere nel mezzo dei due fuochi anche se più tendente al via libera, ma è sempre difficile capire cosa aspettarsi. Ogni voce è sentore di qualche sfumatura, come quella del consigliere del Pd, Monica Romano, che a meno di mezz’ora dall’inizio della seduta, annuncia il suo voto favorevole alla delibera. La dem era tra gli indecisi e ora si aggiunge al numero dei consiglieri di maggioranza che approveranno il documento.

“Non si tratta solo di un atto amministrativo, ma di una scelta che riguarda il destino di un simbolo internazionale di Milano“, spiega Romano confessando che non si sia trattata di una scelta facile ma “ho ritenuto mio dovere affrontare questo voto con la massima diligenza” perché la decisione non poteva che “fondarsi su dati e garanzie, non su nostalgia o emozioni“. Nell’elencare quelli che considera i risultati dell’amministrazione nella trattativa con i club della città, la dem specifica che Milano “non svende il Meazza, ma sceglie con responsabilità e visione“.

Romano ha presentato un emendamento per i diritti civili, l’inclusione, l’equità e le pari opportunità. Quindi, se approvato, l’acquirente sarà vincolaro ad introdurre misure concrete per “prevedere nel contratto di compravendita che il soggetto acquirente/gestore sia tenuto ad adottare misure concrete per garantire una serie di accortezze. Dall’accessibilità delle persone con disabilità, a predisporre politiche attive di inclusione e pari opportunità nei processi occupazionali, a sviluppare programmi educativi e sportivi volti a contrastare ogni forma di discriminazione, comprese quelle basate su background migratorio, origine etnica, genere, orientamento sessuale e identità di genere, nonché a realizzare iniziative di responsabilità sociale atte a rafforzare il legame tra la comunità cittadina e l’impianto sportivo.

San Siro, le proteste contro la vendita

Intanto, fuori da Palazzo Marino, a pochi minuti dall’inizio del consiglio, alcune decine di attivisti dei comitati di quartiere e ambientalisti si sono ritrovati in piazza della Scala per dire no alla cessione dell’impianto di San Siro a Inter e Milan. “Questa è una tragedia che dura da anni: oggi dovrebbe essere il capitolo finale di una vicenda assurda per questa città, che è stata calpestata in tutti i modi“, spiegano dai comitati ritenendo che San Siro verrebbe “svenduto a un prezzo inferiore a qualunque dei top player di Milan e Inter“.

A queste parole fanno eco quelle della Rete Comitati Milanesi. “Questa delibera è una sciagura per questa città perché significa la svendita dello stadio a fondi esteri di cui non si conoscono i terminali. E questo comporta anche abbattimento dello stadio con un enorme danno ambientale, economico, urbanistico per la città“, denunciato i manifestanti considerando la delibera una contraddittoria che serve solo per fare un favore alle squadre di calcio. “Non ci sono motivi reali per farlo, se non la speculazione che faranno le squadre intorno allo stadio nuovo. Ci meravigliamo che alcuni consiglieri si assumano la responsabilità di approvare uno sfregio così grande per la città”.

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