Sembra fantascienza ma non lo è! I ricercatori del Politecnico svizzero di Losanna (EPFL) hanno sviluppato il prototipo di una mano robotica. Questa può staccarsi dal suo braccio, camminare sulle sue dita come un ragno, svolgere un compito e riattaccarsi all’arto una volta finito. Si tratta di una novità che sfida il nostro modo di pensare ai robot, alla mobilità e all’interazione meccanica con il mondo.
La mano è progettata con una struttura simmetrica a 5 o 6 dita e un palmo di circa 16 cm di diametro. Il prototipo è capace di replicare 33 tipi di presa propri della mano umana ma le sue funzionalità possono superare i limiti anatomici di una mano vera. Il modello robotico può infatti afferrare fino a tre oggetti uno dopo l’altro, sostenere fino a 2 kg di peso e, reggendoli, muoversi agilmente attraverso superfici complesse e spazi angusti.
Perchè creare questa mano robotica?
Come riportato sulla rivista Nature Communications, un dispositivo di questo tipo può essere molto utile in situazioni delicate. La capacità di accedere a spazi ristretti e di muoversi in essi può essere un aiuto non indifferente nell’ispezione di tubazioni e apparecchiature complesse oppure nei magazzini. L’unicità di questa mano robotica sta nella combinazione tra capacità di manipolare gli oggetti e possibilità di muoversi mantenendo la presa.
Immaginare quali possano essere gli sviluppi futuri è impossibile ma lo scenario che sembra delinearsi prospetta nuove possibilità di cooperazione tra sistemi autonomi e controllo umano. Questa mano potrebbe essere vista come un segno dell’evoluzione della robotica: l’obiettivo non è solo la riproduzione delle funzioni umane ma l’estensione delle loro possibilità.
Prospettive etiche e sociali
Tuttavia, al di là del fascino e dell’impatto rivoluzionario, questo prototipo può sollevare serie domande etiche e sociali. Se una mano robotica può muoversi autonomamente, manipolare oggetti complessi e operare in spazi inaccessibili all’uomo, quanto tempo passerà prima che macchine simili sostituiscano ruoli tradizionalmente affidati all’uomo? E come si potranno controllare dispositivi sempre più autonomi senza ridurre l’uomo a mero spettatore?
Non meno importante potrebbe essere la questione della responsabilità nel caso in cui una mano robotica autonoma causi danni o incidenti. Abilità straordinarie comportano anche rischi concreti. La robotica moderna ha dimostrato che non si limita a riprodurre l’umano ma può anche superarlo. Quindi, quello che l’uomo è chiamato a fare è decidere come e dove permetterglielo, prima che la meraviglia possa diventare inquietudine.
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