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Caso Malagò, Buonfiglio frena: “Nessuna fretta, il CONI cercherà di non sbagliare”

Il nodo centrale resta l'ipotesi di un possibile commissariamento, uno scenario evocato con insistenza nelle ultime ore ma su cui il Presidente del CONI non intende farsi influenzare dalla politica o da pressioni esterne

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Nessuna decisione affrettata e massima cautela. Questo il messaggio chiaro lanciato dal presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, in merito agli ultimi sviluppi legati alla vicenda del mancato tesseramento FIGC di Giovanni Malagò, dopo la decisione della Procura generale dello sport di respingere la richiesta di archiviazione.

A margine della presentazione in Senato della sesta edizione di “Obiettivo Tricolore”, la staffetta nata in memoria di Alex Zanardi, il numero uno dello sport italiano ha voluto gettare acqua sul fuoco delle polemiche, richiamando tutti alla responsabilità.

Buonfiglio valuterà con attenzione, senza la pressione di influenze esterne

“Questa storia non avrei mai creduto e voluto che si formalizzasse”, ha esordito con franchezza Buonfiglio. “Detto ciò, la decisione deve essere presa con attenzione e senza fretta perché si parla dello sport italiano, con i principi del CONI. Nessuno abbia fretta, dovete essere certi di una cosa: il CONI e il presidente del CONI cercheranno di non sbagliare”. Il nodo centrale resta l’ipotesi di un possibile commissariamento, uno scenario evocato con insistenza nelle ultime ore ma su cui Buonfiglio non intende farsi tirare per la giacca dalla politica o da pressioni esterne.

“Quante volte mi avete chiesto del commissariamento”, ha replicato il presidente ai giornalisti. “Io non mi faccio influenzare né da destra, né da sinistra, né da sopra e né da sotto. È chiaro che devo fare tutto con molta attenzione, non è un diritto ma un dovere del presidente del CONI fare delle valutazioni con molta attenzione”. La linea del Foro Italico è dunque tracciata: rigore istituzionale e tempi dettati esclusivamente dall’analisi approfondita dei fatti, per tutelare l’integrità e l’autonomia dello sport italiano.

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