Martedì 6 ottobre, alle ore 13:00, la Giunta Nazionale del Coni si riunirà a Palazzo H con un unico, esplosivo punto all’ordine del giorno: discutere e votare il possibile commissariamento della Figc. Al centro della contesa c’è il caso del mancato tesseramento di Giovanni Malagò, un requisito che il Procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer, ha sempre ritenuto essenziale e vincolante per la sua candidatura alla presidenza della Federcalcio. L’irregolarità formale è ormai accertata, ma i pareri legali dei quattro saggi interpellati dal Coni potrebbero aprire diversi scenari.
Ampia discrezionalità politica e giuridica alla Giunta
Contrariamente a quanto si aspettavano alcuni ambienti ministeriali e federali, le relazioni firmate dagli esperti Franco Gaetano Scoca, Luigi Medugno, Massimo Coccia e Alberto Angeletti non indicano affatto il commissariamento come un “atto dovuto”. Lo Statuto del Coni, infatti, parla chiaro: la misura drastica scatta solo di fronte a “gravi violazioni dell’ordinamento sportivo”.
Su questo punto specifico, i giuristi hanno scelto di non esprimersi, lasciando la patata bollente nelle mani dei membri di Giunta. L’ex avvocato della Figc, Luigi Medugno, ha messo nero su bianco che la delibera è “connotata da margini di discrezionalità delibativa quanto alla ponderazione della gravità delle infrazioni riscontrate”. Viene così smentito il ritornello secondo cui chi voterà contro il commissariamento rischierebbe ripercussioni penali: se il quadro fosse stato così grave, i saggi non avrebbero concesso alcun margine di manovra o interpretazione.
Il giallo dei ricorsi e i silenzi della Procura
Nel dossier emergono anche pesanti rilievi sulla gestione dei mesi passati. Medugno evidenzia come i ricorsi presentati dall’avvocato Renato Miele contenessero “la puntuale segnalazione di un vizio radicale”, ma la Procura Federale guidata da Giuseppe Chinè scelse di non avviare alcuna iniziativa di impugnazione, proponendo per ben due volte l’archiviazione del caso.
Dal canto suo, il difensore Angeletti fa notare che la Commissione Federale di Garanzia avrebbe dovuto eccepire l’incompatibilità entro 7 giorni dall’elezione. Non essendoci traccia di atti formali entro quei termini, la palla sarebbe dovuta passare alla stessa Procura Generale dello Sport, che avrebbe potuto e dovuto muoversi per tempo.
Il voto decisivo e le contromosse della Figc
A poche ore dal vertice, la tensione resta altissima. La Giunta Coni si appresta a ricevere anche un contro-dossier composto dai pareri di altri cinque illustri giuristi interpellati direttamente dalla Figc per blindare la legittimità della propria condotta. Il percorso formale prevede che la Giunta Nazionale formuli l’eventuale proposta di commissariamento, ma l’ultima parola spetterà comunque al Consiglio Nazionale. Resta da capire se martedì prevarrà la linea dura della punizione esemplare o se, alla luce della discrezionalità tecnica concessa dai saggi, si cercherà una mediazione politica per evitare un terremoto istituzionale a ridosso dei prossimi impegni internazionali.
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