Una lunga intervista a La Repubblica per chiarire in modo chiaro il perché del proprio “ritorno” in politica. Nichi Vendola torna al centro delle discussioni politiche italiane con una candidatura a consigliere regionale all’interno di una Regione che lui stesso ha amministrato. E lo fa principalmente perché consapevole che una parte dell’elettorato confida nella sue idee e nelle sue capacità.
“C’è un pezzo di Puglia, la mia terra, che mi ha chiesto di tornare in pista, di dare una mano“, racconta il presidente di Sinistra Italiana, sottolineando di essere anche uno dei principali sostenitori del progetto che Avs ha creato appositamente per questa Regione. Dopo 10 anni, Vendola si rimette in gioco pronto per una nuova stagione di lotta e discussione.
Eppure, in questo decennio di lontananza dal centro della politica, l’ex governatore pugliese ha continuato a lavorare per il Paese. “Non mi sono mai sentito fuori gioco“, evidenzia chiarendo di aver continuato a fare politica, seppur lontano dalle istituzioni e dai salotti, preferendo dedicarsi ad attività diverse: “In questi anni politica l’ho fatta scrivendo due libri di poesia e traslocando dai palchi al palcoscenico“.
Puglia, Vendola: “Mi candido perché spero di essere utile alla mia terra”
Ora, però, è arrivata una nuova stagione di militanza. Non sono mancate ovviamente le polemiche, soprattutto in riferimento al veto posto dal candidato democratico, Antonio Decaro, sulla sua candidatura e su quella del presidente uscente, Michele Emiliano, in Consiglio regionale. Vendola si conferma un sostenitore di Decaro, tanto da riconoscerne “il talento, la tenacia e l’operosità“, e sottolinea la capacità di entrambi di voltare pagina in vista delle prossime elezioni, tenendo a mente quanto accaduto solo come una “incomprensione“.
Sulla possibilità delle sue dimissioni in vista delle elezioni Politiche, Vendola resta ambiguo. “Io per il momento spero di essere utile per Avs e per il centrosinistra, impegnandomi nel Consiglio regionale della mia terra“. Né un no, né un sì. Ora, è il momento di concentrarsi sul momento presente, cercando di portare il centrosinistra alla vittoria in tutte le Regioni che quest’anno andranno al voto.
Vendola: “Il centrosinistra deve aprire anche al cattolicesimo democratico”
Come sottolineato dallo stesso Vendola, la coalizione progressista si presenterà unita in tutte le Regioni. “Si tratta della condizione preliminare per sfidare la destra post fascista che ci governa in sciagurata sintonia con quella internazionale di Trump“, ha spiegato, aggiungendo che, affinché la vittoria arrivi, è necessaria anche un’alleanza con il cattolicesimo democratico. Una visione diversa da quella di Renzi, che chiede invece di puntare sul centro riformista.
Vendola mette in guardia sugli esiti del riformismo nel mondo, e non solo in Italia, soprattutto nella sua “torsione liberista“. Oggi, il nemico da combattere però non è più il fascismo che avanza ma un “sistema economico con un’ideologia potente e feroce, che si nutre di guerra, di stupro ecologico, di precarietà del lavoro e della vita“.
Nessuna contrarietà neanche alla presenza del Movimento 5 Stelle, considerato da Vendola una forza politica che ha compiuto un percorso complesso, riuscendo ad elaborare una propria visione del mondo e “selezionando una classe dirigente non improvvisata“. Al centro della sua politica vi sono la “lotta per la pace, la giustizia sociale e ambientale, così come i diritti“, ovvero tutte ideologie su cui, secondo il presidente di SI, la sinistra potrebbe costruire il suo programma.
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