Il Washington Post, di proprietà del miliardario Jeff Bezos, ha avviato ieri una serie di licenziamenti che coinvolgono centinaia di giornalisti. Sebbene il numero esatto non sia stato ufficialmente comunicato, il New York Times riporta che circa 300 degli 800 giornalisti sarebbero stati colpiti dal provvedimento. Questa ristrutturazione, volta ad aggiornare un giornale considerato “di un’altra epoca“, comporta significative riduzioni di personale e intende assicurare la sostenibilità della testata, come dichiarato dal direttore esecutivo, Matt Murray.

Usa, Washington Post licenzia un terzo del personale. Baron: “Uno dei momenti più bui della storia del giornale”
Murray ha descritto la decisione del Washington Post come “difficile, ma essenziale” per il futuro del quotidiano. Martin Baron, ex caporedattore e figura influente nel panorama giornalistico statunitense, ha definito la giornata “uno dei momenti più bui della storia del giornale” in un post su Facebook. Baron non ha esitato a criticare duramente i presunti tentativi di Jeff Bezos di compiacere Donald Trump, giudicandoli apertamente “disgustosi“. Il drastico taglio ha portato alla riduzione di circa un terzo della forza lavoro, eliminando intere sezioni tra cui quella sportiva, diverse redazioni estere e la sezione dedicata ai libri.
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L’annuncio rappresenta un colpo significativo per il mondo del giornalismo e per uno dei suoi marchi più prestigiosi. Dal 2013 sotto la proprietà di Bezos, il Washington Post ha infatti registrato un calo negli abbonamenti, in parte attribuito alle scelte strategiche del proprietario, come la riduzione del supporto alla democratica Kamala Harris durante le elezioni del 2024 contro Donald Trump e un’inclinazione editoriale più conservatrice.
Il direttore esecutivo Murray ha illustrato le ragioni dei cambiamenti durante una riunione aziendale online, descrivendo l’iniziativa come cruciale per affrontare le sfide poste dall’evoluzione tecnologica e dalle nuove abitudini del pubblico. Contestualmente, i dipendenti hanno iniziato a ricevere email che confermavano o meno la sopravvivenza del loro ruolo. I piani di riorganizzazione erano già nell’aria da diverse settimane, alimentando preoccupazioni crescenti tra lo staff.
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