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Nucleare, Teheran smentisce Washington: “Mai richiesto alcun colloquio con Usa”

Teheran sgonfia ogni spiraglio positivo aperto da Washington sui colloqui sul programma nucleare, dopo che Trump aveva affermato che gli iraniani avevano richiesto un incontro. Quella dei dodici giorni è una guerra che ha fatto registrare in Iran un bilancio di almeno 1.060 persone rimaste uccise

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Da parte nostranon è stata fatta alcuna richiestaper un incontro con la parte americana“. Ogni volta che Donald Trump aggiorna la situazione in Iran nonché gli ultimi sviluppi in fatto di colloqui sul programma nucleare, da Teheran si erge la voce controcorrente che sgonfia ogni spiraglio positivo aperto da Washington. Fra le ultime, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Email Baghaei, ha chiarito come starebbero davvero gli equilibri, almeno a detta loro, dopo che Trump ha affermato che gli iraniani “hanno richiesto un incontro” e l’inviato Steve Witkoff ha detto in scioltezza che l’incontro in questione si potrebbe tenere “la prossima settimana“.

Sembrava effettivamente già tutto pronto, tanto che il presidente a stelle e strisce aveva indicato anche il luogo dove si sarebbero tenuti. Infatti, un nuovo incontro era in programmaa Oslo, in Norvegia e nei prossimi giorni. Ma, l’Iran ha smentito ogni parola data per notizia e le porte di Teheran si sigillano nuovamente. Dopo l’inizio dei colloqui sul dossier nucleare iraniano iniziati ad aprile, la Repubblica islamica stava tentennando sul proseguimento del negoziato sul nucleare con Whashington, che è poi stato sospeso causa attacco israeliano in territorio iraniano e i successivi raid degli Stati Uniti contro i siti nucleari dell’Iran. La questione resta quindi torbida come quando ha avuto inizio.

Nucleare, gli strascichi della guerra dei 12 giorni

Sono passate circa due settimane da quella che è passata alla cronaca come la “guerra dei 12 giorni” e che ha visto minacce di morte alla Guida Suprema Ali Khamenei nonché altrettante di attentati in territorio Usa. E i sentimenti a margine, a conflitto terminato, sono di parare contrastanti. “Lalegittimità dell’Irannella guerra imposta da Israele, durata 12 giorni,è stata dimostrata al mondo, ed è diventato chiaro che gli Stati Uniti e il regime sionista non aderiscono ad alcun principio internazionale“, denuncia per esempio la Repubblica degli ayatollah in un colloquio telefonico con l’intercessione del Capo di Stato maggiore delle Forze Armate iraniane, Abdolrahim Mousavi, con il vice primo ministro del Qatar, Khalid bin Mohammad Al Attiyah.

Elogiando la “preziosa posizione del Qatar nel condannare gli aggressori”, Mousavi ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno pienamente sostenuto Israele durante la guerra, ma l’Iran ha reagito con decisione e con tutta la sua forza, opponendosi fermamente all’aggressione e alle prepotenze americane e israeliane. Dal fronte intermediario, Al-Attiyah ha ribadito che il sul Paese ritiene che laquestione debba essere risolta per via diplomatica.

Cosa ha lasciato il conflitto

Una guerra che ha registrato in Iran un bilancio di almeno1.060 persone rimaste uccise, avvertendo che il numero potrebbe aumentare a 1.100 vista la gravità delle ferite riportate da alcune persone. Saeed Ohadi, capo della Fondazione iraniana per i martiri e gli affari dei veterani, ha fornito il dato in un’intervista trasmessa dalla televisione di Stato iraniana lo scorso 7 luglio. Il gruppo Human Rights Activists con sede a Washington, che in passato ha fornito dati dettagliati sulle vittime delle numerose ondate di proteste in Iran, invece, ha riferito che il bilancio della guerra sarebbe di 1.190 morti, fra cui 436 civili e 435 membri delle forze di sicurezza, e 4.475 feriti.

Durante la guerra l’Iran ha minimizzato gli effetti dei 12 giorni di bombardamentiisraeliani sul Paese, che hanno decimato le sue difese aeree, distrutto siti militari e danneggiato la struttura nucleare. Da quanto è entrato in vigore il cessate il fuoco, l’Iran ha lentamente riconosciuto l’entità della distruzione, anche se non ha ancora rivelato la quantità di materiale militare perso.

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