Nuova scossa di tensione tra Iran e Stati Uniti, a solo pochissimi giorni di distanza dalla ripresa dei colloqui sul nucleare tra i due Paesi, in programma venerdì. La Casa Bianca ha infatti annunciato di aver abbattuto un drone iraniano avvicinatosi “aggressivamente” alla portaerei statunitense Uss Abraham Lincoln, da vari giorni schierata nelle acque del Mar Arabico,a circa 800 chilometri dalla costa mediorientale dell’Iran.
Secondo quanto riferito dal capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), il drone iraniano, uno Shahed-139, è stato abbattuto da un caccia F-35C statunitense, poiché ha continuato a volare verso la portaerei “nonostante le misure di de-escalation adottate dalle forze statunitensi che operano in acque internazionali“, precisando che l’azione è avvenuta per autodifesa, al fine di proteggere la nave e il suo equipaggio. Il capitano ha poi ammonito: “L’aggressione inutile dell’Iran nei pressi delle forze statunitensi, dei partner regionali e delle navi commerciali aumenta i rischi di collisione, errori di calcolo e destabilizzazione regionale“, ha dichiarato Hawkins.
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Washington conferma i colloqui con Teheran
Nonostante l’incidente verificatosi al largo delle coste iraniane, per la Casa Bianca i colloqui con Teheran sono comunque “ancora in programma” e l’inviato speciale in Medio Oriente degli Usa, Steve Witkoff, incaricato di guidare il negoziato, si è recato prima a Gerusalemme per incontrare il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Tel Aviv desidera un patto tra Washington e Teheran che preveda la fine dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran, il trasferimento all’estero delle sue scorte nucleari, limiti alla produzione dei missili balistici e uno stop al sostegno a Hezbollah, Houthi, Hamas e Jihad islamica. Gli analisti pronosticano che, qualora tali richieste non dovessero essere incluse in un accordo tra i due Paesi, Israele sosterrà un attacco statunitense al regime degli ayatollah.
Anche l’Iran apre al dialogo
Anche l’Iran, nel frattempo, ha ufficialmente aperto ai colloqui con gli Usa, con la condizione di “perseguire negoziati equi e imparziali” senza “aspettative irragionevoli”. Lo ha annunciato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, sottolineando che “i colloqui saranno condotti nel quadro dei nostri interessi nazionali“, dopo che Teheran aveva già chiarito di non avere intenzione di discutere sul proprio programma missilistico.
“Le capacità difensive dell’Iran non sono negoziabili” ha fatto trapelare una fonte diplomatica di Teheran, aggiungendo che la Repubblica islamica non guarda ai colloqui in modo ottimista ma nemmeno pessimista. Quel che è certo, confermato da vari funzionari iraniani, è che Teheran ritiene irricevibile la richiesta di Tel Aviv di imporre al Paese il trasferimento all’estero della scorta nucleare di 400 chilogrammi di uranio arricchito, sufficienti per produrre fino a dieci ordigni nucleari.
Nuovi dettagli sui colloqui Usa – Iran
A pochi giorni dai colloqui, varie fonti hanno dichiarato che il genero di Trump, Jared Kushner, affiancherà Witkoff nei negoziati sul nucleare con l’Iran. La sede dell’incontro non è ancora stata definitiva ma, secondo fonti iraniane citate dal sito Amwaj, il paese prescelto dovrebbe essere l’Oman. Le fonti precisano anche che, al momento, non sono previsti colloqui diretti, ovvero faccia a faccia tra le due parti nella stessa stanza.
Nel frattempo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dichiaratosi disponibile a mediare tra Washington e Teheran, è partito per una visita ufficiale in Arabia Saudita ed Egitto, due tra i Paesi che dovrebbero essere rappresentati venerdì ai colloqui, dove sono attesi anche funzionari del Pakistan, del Qatar dell’Oman e degli Emirati Arabi Uniti.
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