Teso come una corda di violino e incerto come una rotta nella nebbia. In questi parametri di inscrive l’attuale scenario geopolitico internazionale dell’Iran e del Medioriente in sé. Mentre la Mezzaluna Rossa annuncia che 555 persone sono morte nel Paese degli ayatollah dall’inizio degli attacchi israelo-americani dello scorso sabato, si sollevano dubbi sulla stabilità della sicurezza dei siti nucleari iraniani.
Un allarme che ha lanciato Rafael Grossi, direttore generale dell’Aiea, Agenzia internazionale per l’energia atomica. Parlando di una situazione molto preoccupante, Grossi ha avvertito che non si può escludere un possibile rilascio radiologico con gravi conseguenze, “inclusa la necessità di evacuare aree grandi o anche più grandi delle principali città“. Insomma, nonostante non ci siano ancora state segnalazioni su siti nucleari colpiti, il capo dell’Aiea informa comunque che sono in corso tentativi di contattare le autorità di regolamentazione nucleare iraniane, ma “senza finora alcuna risposta“. La speranza quindi è che possa essere ristabilito quanto prima un canale di comunicazione indispensabile.
Leggi Anche
Sotto un cielo costellato di missili e droni che sorvolano interi Paesi in attacchi e repliche, i funzionari di Tel Aviv spiegano che l’operazione contro l’Iran che ha portato alla morte della Guida Suprema, Ali Khamenei, sta procedendo “più velocemente del previsto” e per Teheran si accenderà presto “un game over“.
Intanto, Israele è sotto attacco e risponde alle offensive iraniane, con l’Idf che chiede alla popolazione di una cinquantina tra città e villaggi di lasciare le case “urgentemente“. Ma nonostante abbia ampliato i suoi attacchi aerei a macchia d’olio sul suo vicino settentrionale nelle ultime ore, in questo terzo giorno di guerra, l’esercito israeliano esclude per il momento un’invasione via terra del Libano. “Siamo pronti per ogni scenario, e tutto dipende dagli sviluppi in campo, ma nel breve-medio raggio non c’è intenzione di avviare un’operazione“, ha specificato il portavoce delle forze di difesa israeliane, Nadav Shoshani, rispondendo ai cronisti che lo hanno interpellato sulla possibile replica militare ai razzi e ai droni lanciati durante la notte da Hezbollah.

Il Libano, quindi, finirebbe nuovamente sotto mira dello Stato ebraico se venisse messa in pratica l’intenzione di condurre una nuova offensiva dell’Idf contro Hezbollah anche via terra. In ogni caso, come avvertono vertici della sicurezza israeliana, l’organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista libanese non avrà alcuna immunità per nessun politico o figura militare e nemmeno per i suoi sostenitori.
Intanto, dalla sponda a stelle e strisce, il presidente Donald Trump tiene il conto dei siti colpiti, che per ora sarebbero centinaia a detta sua e duemila secondo il New York Times. Insomma, il Golfo, alleato degli Usa, si ritrova nella mira dell’Iran, che sta portando avanti una rappresaglia contro tutti i Paesi arabi che considera ostili. Mentre, dall’Europa alzano la testa Regno Unito, Francia e Germania, dicendosi “pronte a azioni difensive“. Azioni mirate frutto dell’escalation di una guerra che ha portato alla massima allerta anche il Vecchio continente.
© Riproduzione riservata


