Pubblicità
Antichi Telai 1894

Gerusalemme, due terroristi sparano contro un bus e Hamas esulta: “Eroi” | VIDEO

Ad aprire il fuoco due uomini originari della Cisgiordania, poi uccisi dall'intervento di due militari ultraortodossi. Uno dei due, comandante della brigata Asmonea, ha dichiarato di aver "sparato ai terroristi finché non ho visto che smettevano di muoversi". Le vittime in totale sono 6

7 Min di lettura

È terrore a Gerusalemme dove un attacco armato ha spezzato la vita di 6 persone e ne ha ferite altre 12. Un bilancio riferito dalle autorità sanitarie che potrebbe essere purtroppo destinato a salire. Secondo il servizio di soccorso Magen David Adom, almeno sette persone sono in gravi condizioni, due in condizioni moderate e tre lievi. Fonti consolari hanno riferito che tra le vittime è presente un 15enne spagnolo.

Ad aprire il fuoco due uomini originari della Cisgiordania, poi uccisi dall’intervento di due militari ultraortodossi. Uno dei due, comandante della brigata Asmonea, ha dichiarato di aver “sparato ai terroristi finché non ho visto che smettevano di muoversi“. L’uomo ha sostenuto di essersi poi dedicato al soccorso dei numerosi feriti, tra cui due donne che sanguinavano copiosamente. All’arrivo degli agenti si è poi diretto verso di loro per identificarsi e chiarire la dinamica della sparatoria.

Una prima ricostruzione vede i terroristi arrivare a Gerusalemme attraverso una breccia nella recinzione che separa Israele dalla Cisgiordania. I due erano armati con mitra fai da te, il cosiddetto “Carlo“, in onore di Carl Gustav in quanto replica in maniera artigianale il modello prodotto in Svezia. Quest’arma improvvisata viene solitamente prodotta in officine illegali in Cisgiordania e in passato è stata utilizzata in numerosi attacchi palestinesi.

Gerusalemme, Netanyahu: “Siamo in lotta contro il terrorismo”

Sul luogo della tragedia è giunto il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. “Siamo in un’intensa guerra contro il terrorismo su diversi fronti“, ha dichiarato, per poi ricordare come il Paese sia sempre rimasto impegnato sul fronte degli attentati riuscendo ad ottenere anche risultati soddisfacenti. “Le operazioni compiute dall’Idf e dallo Shin Bet hanno sventato centinaia di attacchi quest’anno, ma purtroppo non quello di stamattina“, ha continuato.

Anche il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir è arrivato sul luogo dell’attentato. Quest’ultimo è uno dei principali sostenitori delle operazioni per l’annessione della Cisgiordania ad Israele. Il capo della polizia Danny Levy si trova in Germania per una visita ufficiale. Le forze dell’ordine sono impegnate nel cercare di comprendere come i terroristi siano arrivati sulla scena e chi potrebbe averli portati. Intanto, subito dopo l’attacco, le forze dell’esercito israeliano hanno circondato diversi villaggi alla periferia di Ramallah da cui i due terroristi provenivano.

Da Hamas giunge invece un messaggio di soddisfazione. “Benediciamo l’azione eroica, una risposta naturale ai crimini dell’occupazione“, ha scritto l’organizzazione terroristica palestinese su Instagram. Dall’Associazione nazionale palestinese sono invece giunte parole di condanna per l’attentato, seguite poi dalla specifica che “la sicurezza e la stabilità nella regione non possono essere raggiunte senza porre fine all’occupazione, fermare gli atti di genocidio nella Striscia e fermare il terrorismo coloniale in tutta la Cisgiordania, compresa Gerusalemme occupata“.

Gerusalemme, le prime ricostruzioni dell’attentato

Le informazioni che trapelano sono in continuo aggiornamento, e in base a quanto appreso da testimoni e media israeliani, sembra che l’attentato abbia visto protagonisti due uomini provenienti dalla Cisgiordania che si sono avvicinati ad un autobus della linea 62 per salirci a bordo e poi aprire il fuoco sui passeggeri.

Sono attimi di panico e di massima tensione, in cui agire tempestivamente è di fondamentale importanza. A mantenere il sangue freddo e a rispondere con riflessi pronti ai due attentatori sono stati due militari ultra-ortodossi armati. I due, secondo quanto riferito dalla polizia, sarebbero riusciti a neutralizzare gli autori dell’attacco avvenuto a Ramot Junction, nei pressi di un trafficato incrocio all’ingresso nord di Gerusalemme, su una strada che conduce agli insediamenti ebraici situati a Est della città.

Ai microfoni del notiziario Channel 12, il paramedico del servizio ambulanze arrivato sul luogo dell’attacco è stato testimone della scena post attacco: “Siamo arrivati in massa non appena abbiamo sentito la segnalazione. Una volta sul posto abbiamo visto persone che giacevano prive di sensi ai lati della strada e sul marciapiede vicino alla fermata dell’autobus. C’è molta distruzione sulla scena, vetri rotti a terra e molta confusione. Abbiamo iniziato a fornire cure mediche ai feriti e continuiamo a curarli e a trasportarli in ospedale“.

Le immagini diffuse dai media israeliani mostrano le medesime immagini descritte dal paramedico, con persone in fuga e in preda al panico. Le autorità stimano che i responsabili dell’attacco siano arrivati in auto da un villaggio nella zona di Ramallah. Al momento, tutti i valichi di frontiera nell’area di Gerusalemme sono stati chiusi.

La polizia, riporta ancora l’emittente, “sta esaminando un oggetto sospetto trovato sul posto“. I video che sono immediatamente divenuti virali sui social e le immagini scattate sulla scena, mostrano che l’arma utilizzata sdarebbe una mitragliatrice artigianale modello “Carlo”, già precedentemente impiegata in simili attacchi.

L’intervento di Benjamin Netanyhu

L’attentato che ha sconvolto la città e l’intero Paese ha richiesto anche l’intervento tempestivo e diretto del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha tenuto una riunione con i vertici della sicurezza nazionale per “valutare al situazione”, comprendere i margini e la gravità dell’attacco oltre a verificare il bilancio dei coinvolti. Ovviamente, si discute anche delle operazioni di messa in sicurezza della zona che sarà sottoposta a rilievi e verifiche per ricostruire l’esatta dinamica dell’attacco. Il premier israeliano era atteso in tribunale a Tel Aviv per la ripresa del processo che lo vede indagato per corruzione. Dopo l’accaduto e la necessità di riunire il gabinetto di sicurezza, l’udienza è stata rimandata.

***Articolo in aggiornamento***

© Riproduzione riservata

TAGGED:
Condividi questo Articolo
Pubblicità
Antichi Telai 1894