Epstein files, compare anche il nome di Conte: ecco perché

L’ex presidente del Consiglio viene citato da Bannon al tempo del suo primo esecutivo, quando l’ex capo stratega della Casa Bianca era interessato al nostro Paese per creare un network di estrema destra in Europa. Intanto, nel Regno Unito, la polizia perquisisce proprietà legate all’ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti Peter Mandelson, nell’ambito dell’indagine penale per i suoi presunti rapporti con Jeffrey Epstein

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Un altro pezzo di politica italiana nei cosiddetti“Epstein files”. Dopo la diffusione della notizia della presenza del nome di Matteo Salvini nei file del faccendiere americano condannato per abuso sessuale nel 2008, si apprende oggi che anche il nome dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte è presente nell’Epstein Library, ovvero i documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia del governo statunitense.

Si tratta per lo più di email scritte ad Epstein, prima del suo secondo arresto nel 2019 e da Steve Bannon, capo stratega della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump. In quel periodo tentava di creare un network di destra in Europa già durante il governo Conte 1, varato il 1° giugno del 2018. Nei documenti, oltre a Conte, Epstein e Trump compare anche il nome del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.

Steve Bannon voleva creare un network di estrema destra in Europa?

Il 10 giugno 2018, alle ore 12.23, Steve Bannon invia un messaggio ad uno degli indirizzi email di Jeffrey Epstein, con oggetto “Trump promises to host italian prime minister Giuseppe Conte at White House to honor him” (tradotto: “Trump promette di ospitare alla Casa bianca il primo ministro Giuseppe Conte per rendergli onore”). E l’ex capo stratega di Trump scrive: “It begins!” (traduzione “Si parte!”). Lo stesso giorno, Bannon scrive ad Epstein: “Putin in Vienna. Your Guy setting up and hosting”, tradotto: “Putin è a Vienna, il tuo tipo sta organizzando l’ospitalità”. Epstein replica: “Good work”, ovvero “ottimo lavoro”.

In quei giorni, infatti, il presidente russo era presente al matrimonio della ministra degli Esteri austriaca Karin Kneissl e aveva ballato con lei al ricevimento. La sua presenza scatenò aspre polemiche a causa rapporti intrattenuti con Mosca dai partiti di destra austriaci, tanto che Kneissl dovette correre ai ripari e giustificarsi pubblicamente parlando di “visita a titolo personale”.

Regno Unito, la polizia perquisisce proprietà legate a Peter Mandelson

Intanto, nel Regno Unito, gli agenti di Scotland Yard hanno avviato perquisizioni in due proprietà legate a Peter Mandelson, ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blaired ed ex ambasciatore britannico negli Usa, nell’ambito di un’indagine penale a suo carico. Si ipotizza infatti che, ai tempi in cui era ministro 15 anni fa, abbia condiviso informazioni sensibili e documenti governativi riservati col defunto faccendiere statunitense Jeffrey Epstein. Secondo quanto riportato dalla vicecommissaria aggiunta della Metropolitan Police Hayley Sewart, gli agenti stanno controllando un indirizzo nel quartiere di Camden a Londra e un altro nel Wiltshire, nel sud-ovest dell’Inghilterra.

Il quadro che emerge dagli Epstein files continua dunque ad allargarsi, intrecciando politica internazionale, diplomazia e rapporti opachi che riguardano Stati Uniti, Europa e Regno Unito. Le nuove rivelazioni non chiariscono ancora la portata reale dei legami tra Epstein e i protagonisti coinvolti, ma confermano quanto estesa fosse la sua rete di contatti.

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