Bill e Hillary Clinton, rispettivamente ex presidente e first lady degli Stati Uniti, si sono detti pronti a testimoniare davanti alla commissione di vigilanza del Congresso sul caso Epstein, dopo aver ripetutamente escluso tale possibilità. Ma, a sorpresa, il deputato James Comer, presidente repubblicano della suddetta commissione, ha respinto la loro offerta, arrivata alla vigilia del voto sulla possibilità di incriminarli per oltraggio al Congresso. Lo riporta il New York Times.
Per mesi, i Clinton si erano mostrati irremovibili nel rifiutarsi categoricamente di rispondere alle citazioni a comparire emesse dalla commissione a maggioranza repubblicana, bollandole come non valide e legalmente inapplicabili, e denunciando di essere vittime di un complotto atto a colpirli in quanto avversari politici del presidente in carica Donald Trump.
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Le tappe del caso Epstein
Il primo grande rifiuto ufficiale era arrivato il 13 gennaio, quando i coniugi avevano annunciato la loro ferma intenzione di non testimoniare nell’indagine della Camera su Jeffrey Epstein, faccendiere condannato per abusi sessuali nel 2008, apparso in varie foto con l’ex presidente statunitense. Si ricorda che su Clinton non pende nessuna accusa formale e lui e Hillary hanno sempre affermato di non essere a conoscenza dei crimini di Epstein. L’obiettivo della commissione, nell’interrogarli, è infatti solo quello di raccogliere maggiori informazioni su Epstein.
Il 13 gennaio, i Clinton si erano opposti a quello che ritenevano un processo squisitamente dettato da motivazioni politiche. “Siamo certi che qualsiasi persona ragionevole, all’interno o fuori dal Congresso, si renderà conto che state cercando di punire chi ritenete un nemico e proteggere chi ritenete amici“, avevano scritto in una lettera di otto pagine indirizzata a Comer, ricordando come, a loro avviso, Donald Trump usi il Dipartimento di Giustizia per perseguire i suoi nemici politici.
Di fronte al rifiuto dei Clinton, Comer aveva annunciato che avrebbe chiesto alla Camera di considerare l’ex presidente e la moglie colpevoli di oltraggio al Congresso, richiesta che ha avuto seguito il successivo 21 gennaio, quando la suddetta ha effettivamente avviato il procedimento verso i coniugi. Qualora esso avesse avuto esito positivo, il Dipartimento di Giustizia avrebbe dovuto avviare un procedimento penale che prevede sanzioni fino a 100.000 dollari e la reclusione fino a un anno. “Epstein ha visitato la Casa Bianca 17 volte quando Bill Clinton era presidente. Nessuno sta accusando Clinton di aver fatto qualcosa di sbagliato, ma abbiamo delle domande per lui“, ha spiegato Comer, sottolineando che sulla citazione dei due coniugi il consenso della Camera è bipartisan.
La decisione di testimoniare sul caso Epstein
I Clinton erano subito corsi ai ripari dal punto di vista legale, assumendo l’avvocato Ashley Callen che in passato ha lavorato con Comer, e chiedendo assistenza ad Abbe Lowell, famoso per aver rappresentato clienti implicati in scandali politici. I due avano altresì promesso di opporsi ad oltranza alle richieste di Comer.
Tuttavia, dopo che alcuni democratici si sono uniti ai repubblicani nella Commissione di vigilanza della Camera per sostenere l’incriminazione per oltraggio al Congresso, la quale avrebbe portato al sopracitato deferimento al Dipartimento di Giustizia per un eventuale processo, i Clinton hanno fatto un passo indietro. In una lettera a Comer, i legali della coppia hanno proposto che Bill Clinton si sottoponesse a un’audizione di quattro ore davanti all’intera commissione, mentre per Hillary Clinton, che ha sempre sostenuto di non aver mai avuto contatti con Epstein, gli avvocati hanno chiesto di limitarsi a una dichiarazione giurata, aggiungendo che in ogni caso anche lei sarebbe stata disposta a presentarsi di persona.
Il rifiuto di Comer
Oggi, però, Comer ha respinto categoricamente la proposta, definendola “irragionevole” e sostenendo che quattro ore di testimonianza sono insufficienti per Clinton, definita dal presidente della commissione una “persona loquace” che potrebbe cercare di far scadere il tempo a disposizione. “Il desiderio dei vostri clienti di ricevere un trattamento speciale è frustrante e un affronto al desiderio di trasparenza del popolo americano”, ha scritto Comer in una lettera ai legali dei Clinton. Il rifiuto lascia quindi aperta la possibilità un voto alla Camera per l’incriminazione.
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