Dopo tre settimane di coma trascorse all’ospedale di Liegi, Roze, diciottenne sopravvissuta al devastante incendio del disco-bar Le Constellation di Crans Montana – tragedia che ha causato 40 vittime e 116 feriti gravi – si è svegliata e dal suo letto d’ospedale ha deciso di parlare, lanciando dure accuse contro la proprietaria del locale, Jessica Moretti. Rose punta il dito direttamente contro la titolare, sostenendo che avrebbe potuto fermare l’incendio nel momento critico.
Il fulcro della sua denuncia ruota attorno a un dettaglio preciso: l’estintore, secondo la giovane, era posizionato dietro il bancone, in una zona inaccessibile ai clienti. Per questo motivo, spiega Roze, soltanto Moretti avrebbe avuto la possibilità di intervenire nei momenti decisivi per domare le fiamme. La ragazza insiste sul fatto che non fosse presente alcun dipendente visibile al pubblico e che la responsabilità sarebbe ricaduta interamente sulla proprietaria.
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“Durante la tragedia di Crans Montana, Jessica osservava il bar andare in fiamme, le lacrime scendevano sul suo viso. Intorno a lei, i feriti giacevano a terra; molti erano adolescenti, ma lei non si è preoccupata di nessuno.” racconta Roze. “Capisco che tu possa essere preoccupata per il tuo locale, ma bastava guardarti intorno per vedere ragazzini che urlavano di dolore: il minimo sarebbe stato aiutarli. Lei, invece, ha chiamato i pompieri solo per salvare l’edificio. È inammissibile“.
A un mese dalla tragedia avvenuta all’interno del locale Le Constellation, la rabbia dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime cresce inarrestabile. I giovani si sentono traditi da coloro che avrebbero dovuto garantirne la sicurezza. Stando a quanto appreso da la Repubblica ancheDaris Gegic, 22 anni, ricoverato a Sierre e recentemente tornato a parlare, punta il dito contro i proprietari del locale, i coniugi Moretti. “Avrebbero dovuto arrestarli subito. Hanno pensato solo ai propri interessi e non a noi. Meriterebbero la prigione a vita“, dichiara a Le Nouvelliste.
Il dolore e l’indignazione hanno travolto tutta la Svizzera, lasciando un paese lacerato dal peso di una catastrofe che poteva essere evitata. Le accuse non si fermano soltanto ai Moretti, ma si estendono anche alle autorità comunali e ai responsabili dei mancati controlli di sicurezza. A Crans Montana, intanto, si cerca di cancellare ogni traccia del disastro per salvaguardare l’immagine turistica della località. “Non si è dedicato nemmeno un minuto al ricordo – denuncia il professore Samuel Bagnoud – tutto è stato concentrato sul ritorno dei turisti, con la Coppa del Mondo di sci in programma. Si pensa solo agli sponsor e al prestigio del resort“.
Intanto, le indagini sull’accaduto proseguono in un clima teso. A Sion è stata allestita una speciale aula da 170 posti per accogliere indagati, testimoni e avvocati. Uno sforzo necessario per affrontare quella che il paese considera “la più difficile indagine nella storia della Confederazione“. Tra i primi a essere interrogato troviamo Christophe Balet, capo della sicurezza pubblica di Crans Montana, a cui seguiranno altre autorità locali e i coniugi Moretti. Il numero degli indagati è destinato a crescere, poiché la procura intende intensificare il livello dell’indagine coinvolgendo anche i politici.
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