Armani, multa dall’Antitrust di 3,5 milioni

Giorgio Armani s.p.a è stato condannato a pagare una multa salata dall'Antitrust per le condizione malsane dei lavoratori. In realtà ciò non riguarda direttamente l'azienda, bensì i subfornitori a cui fa riferimento la società

4 Min di lettura

L’Antitrust ha condannato la società Giorgio Armani S.p.A a pagare una sanzione di 3,5 milioni di europer pratica commerciale ingannevole. In una nota dell’Autorità garante si legge: “Le società hanno reso dichiarazioni etiche e di responsabilità sociale non veritiere e presentate in modo non chiaro, specifico, accurato e inequivocabile”.

Secondol’Antitrust, sono state diffuse dichiarazioni etiche e di responsabilità sociale ingannevoli e, soprattutto, in contrasto con le effettive condizioni di lavoro. Tali dichiarazioni sono pubbliche e sono presenti ancora sul sito, sia suwww.armanivalues.come suwww.Armani.com.

E’ emerso, stando alle prime indagini, chela società ha enfatizzato l’attenzione al tema della sostenibilità, diversamente invece rispetto a quanto viene realmente fatto, ma anche l’attenzione che si ha per i lavoratori e per la loro sicurezza. Queste tematiche sono poi diventate per l’azienda uno strumento di marketing per “corteggiare” i consumatori. Anche uno degli ultimi obiettivi dell’azienda, da come risulta nei documenti, è quello di“aumentare la percezione positiva del brand dal punto di vista della sostenibilità e dal punto di vista commerciale portare il cliente a fare acquisti consapevoli anche dei `valori´ veicolati attraverso i nostri prodotti”e ciò pare che nella concretezza non sia stato fatto.

Ma in realtà la società si è appoggiata per la produzione ad alcuni fornitori che, a loro volta, si sono poggiati ad altri subfornitori. Qui sono state svolte delle indagini e si è scoperto chequeste aziende si erano liberate di alcuni macchinari costosi che garantivano la sicurezza sul lavoroe, inoltre,  le condizioni igienico-sanitarie non erano adeguate. Non solo, molti dei dipendenti risultavano “in nero”. La colpa da parte del marchio sta nel fatto che loro responsabili hanno dichiarato di recarsi mensilmente in queste aziende e quindi, secondo l’Antitrust, erano a conoscenza di queste condizioni di lavoro.

La riposto di Giorgio Armani s.p.a

Ben presto, in una nota, è arrivata la risposta da parte della società di moda: “Giorgio Armani S.p.A. accoglie con amarezza e stupore la decisione. La decisione verrà quindi impugnata davanti al Tar, nella certezza di aver sempre operato con la massima correttezza e trasparenza nei riguardi dei consumatori, del mercato e degli stakeholder, così come dimostrato dalla storia del Gruppo”.

Poi si legge ancora. “La decisione dell’Agcom non tiene infatti in alcuna considerazione il decreto con cui il Tribunale di Milano ha revocato, anticipatamente, l’amministrazione giudiziaria di G.A Operations, riconoscendole che, una volta analizzato approfonditamente i sistemi di controllo e vigilanza utilizzati da tempo dal Gruppo Armani nei confronti della filiera ‘il risultato di eccellenza cui si ritiene essere pervenuta la Società è stato reso possibile proprio in considerazione del fatto che al momento dell’applicazione della misura esistevano già sistemi di controllo della supply chain strutturati e collaudati’ “.

InoltreArmanisi giustifica ricordando che “durante tutta l’istruttoria, durata un anno, Armani ha risposto a tutte le richieste dell’Autorità senza tuttavia avere la possibilità di instaurare un rapporto costruttivofinalizzato a far comprendere compiutamente le ragioni della propria posizione”.

Adesso si attende la decisione del Tar per scoprire se la multa dell’Antitrust verrà convalidata oppure respinta.

© Riproduzione riservata

Condividi questo Articolo
consorzio arcale

Avvertenza legale sulle immagini

Alcune delle immagini pubblicate all’interno di questa testata giornalistica sono tratte da fonti online liberamente accessibili. Tali immagini non sono in alcun modo utilizzate per finalità commerciali e i relativi diritti restano di esclusiva titolarità dei rispettivi aventi diritto.

Nonostante le verifiche preventive effettuate dagli autori (incluse, a titolo esemplificativo, l’analisi di metadati, Exif, watermark, loghi o altri segni distintivi), qualora la pubblicazione di un contenuto grafico dovesse risultare lesiva di diritti di proprietà intellettuale o di altri diritti soggettivi, la redazione, su richiesta del titolare, si impegna a rimuoverlo immediatamente o, ove richiesto, a indicarne correttamente l’attribuzione.

Eventuali segnalazioni possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail:proprietaintellettuale@ildifforme.it.

In caso di accertata violazione, la redazione adotterà senza indugio ogni misura necessaria alla cessazione della stessa.